Lina Sastri e Crescenza Guarnieri si raccontano a Retroscena

La 15ma puntata di Retroscena vi porterà alla scoperta dell’universo artistico di due grandi interpreti, due fra le attrici più intense ed espressive del nostro panorama teatrale, due donne di due generazioni diverse ma entrambe accomunate da una capacità straordinaria di comunicare passione e verità sul palcoscenico e nella vita: Lina Sastri e Crescenza Guarnieri. Hanno calcato le scene di recente rispettivamente con “La Lupa “ di Giovanni Verga e “Niente, più niente al mondo” di Massimo Carlotto. Due prove d’attrice di rara intensità che vedono dispensata, con sapiente dosaggio di toni movimenti e sguardi, la quintessenza stessa dell’arte attoriale. Una presenza scenica, che come confessa la stessa Lina Sastri a Michele Sciancalepore, non si accontenta più dello spazio concessogli dal teatro ma vuole sconfinare dal palcoscenico per toccare la vita e le sue verità. Un fascino quello di Lina Sastri che trova il suo naturale completamento artistico nella figura della ‘Lupa’, uno dei personaggi femminili più alti e più feroci della produzione verghiana. Ma la “Lupa” di Lina è carnefice e vittima al contempo, una donna forte, determinata, volitiva, caparbia ma anche tragicamente fragile come lo stesso personaggio confessa: «Se ho fatto del male, non l’ho fatto a voi, né a nessuno, l’ho fatto solo a me stessa e al mio cuore, che non conosce che tormento».  Ed è sempre una figura femminile lacerata e distrutta quella al centro dell’altro spettacolo che vi proporremo in questa puntata; un personaggio magistralmente interpretato da Crescenza Guarnieri che in “Niente, più niente al mondo” mette in scena un dramma comune ormai a una grandissima fetta di popolazione, fatto di sogni infranti e attese deluse. Una madre, frustrata nelle sue aspettative di carriera e riconoscimento dirotta sulla figlia ogni speranza di un futuro radioso per la propria famiglia. Ma la figlia non coltiva le stesse ambizioni e per questo verrà sacrificata sull’altare del malessere materno. Così “niente, più niente al mondo” potrà modificare i destini di una madre e una figlia entrambe vittime di una società che prima le ha cullate e poi abbandonate all’illusione di un benessere che mai raggiungeranno.