Papa, lettera giovane Cara: “Musulmani non sono terroristi”

Senegalese scrive lettera a Francesco: “Durante la guerra ho perso mia moglie e mio padre. Ringrazio l’Italia per avermi salvato la vita”.

migranti Cara CastelnuovoRoma, 23 marzo 2016 – “Volevo dire al Papa che i musulmani non sono terroristi. Sono dispiaciuto per quello che è successo in Francia e in Belgio”. Lo scrive in una lettera, resa nota da Tv2000, Kamasso Guiro, un ragazzo senegalese musulmano di 30 anni ospite del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto dove domani Papa Francesco si recherà per la celebrazione del rito della lavanda dei piedi. Questa è solo una delle tante lettere che gli ospiti del Cara consegneranno domani a Papa Francesco.

“Ho lasciato il Senegal – scrive Guiro a cui Francesco però non laverà i piedi – per le guerre interne nel sud del Senegal. Durante la guerra ho perso mia moglie e mio padre e sono rimasto da solo. Sono scappato in Italia per iniziare una nuova vita, lavorare e vivere in un Paese di pace”.
“Da tanto tempo – prosegue il giovane senegalese – desideravo incontrare il Papa, anche se io sono musulmano, per ringraziarlo per tutto quello che sta facendo per i poveri e la pace”.
“Auguro a Papa Francesco – conclude nella lettera – una vita lunga e molta salute. Ringrazio l’Italia per avermi salvato la vita”.
Il Papa laverà dunque i piedi a 12 ragazzi, tra questi anche Sira Madigata 37 anni musulmano del Mali: “Sono qui in Italia da 20 mesi, ho fatto un viaggio lungo e pericoloso attraverso il deserto e il mare. Sarei anche potuto morire. Per noi musulmani quello che succederà domani è un simbolo di pace. Sono musulmano e i miei piedi saranno lavati da una grandissimo personaggio come Papa Francesco, leader dei cattolici. Questo significa che la convivenza è possibile ovunque”.
Tra i dodici anche una ragazza italiana Angela Ferri operatrice dell’Auxilium, la cooperativa sociale che gestisce il Cara: “Ho alle spalle una storia dolorosa. Sono circa 20 giorni che ho perso mia mamma e Auxilium ha voluto farmi questo regalo. Domani sarà un giorno speciale perché Papa Francesco è una delle persone più importante: lui mi dà molta forza”. Tra i presenti anche Luchia Mesfun, una donna eritrea che ha attraversato il Mediterraneo incinta per trovare una nuova vita. Ora è in Italia con la figlia di 5 mesi che ha chiamato Merhawit, che significa libertà: “Sono molto contenta, non ci sono parole per spiegare la mia felicità. Domani il Papa ci laverà i piedi e per noi sarà un grande evento”.

 

Testo integrale della lettera:

 

“Mi chiamo Kamasso Guiro, ho 30 anni e vengo dal Senegal. Sono qui in Italia dal 7 maggio 2014 e sono arrivato subito nel centro Auxilium. In questo campo mi trovo bene e tutti i dipendenti del centro mi aiutano molto. Ho frequentato la scuola di italiano e sto continuando a studiare. Ho lasciato il Senegal per le guerre interne nel sud del Senegal. Durante la guerra ho perso mia moglie e mio padre e sono rimasto da solo. Sono scappato in Italia per iniziare una nuova vita, lavorare e vivere in un Paese di pace. Purtroppo hanno rifiutato di darmi la protezione. Sono rimasto molto deluso e sono stato male anche fisicamente. Adesso ho fatto ricorso e spero di avere un riscontro positivo e poter restare qui in Italia. Da tanto tempo desideravo incontrare il Papa, anche se io sono musulmano, per ringraziarlo per tutto quello che sta facendo per i poveri e la pace. Volevo dire al Papa che i musulmani non sono terroristi. Sono dispiaciuto per quello che è successo in Francia e in Belgio. Anche noi musulmani preghiamo come il Papa per la pace tra di noi e in tutto il mondo. Auguro a Papa Francesco una vita lunga e molta salute. Ringrazio l’Italia per avermi salvato la vita”.