Nel Mezzo del Cammin in onda il Lunedì alle ore 21.05 su TV2000

Si può amare così tanto la vita da arrivare a chiamare la morte “sorella”? Nell’undicesimo canto del Paradiso, commentato nella quarta puntata di Nel mezzo del cammin, con Franco Nembrini scopriremo la risposta attraverso la storia di san Francesco d’Assisi, che si è fatto sposo della povertà fino in fondo. Con questo rapporto intimo con la povertà, Francesco ha illuminato di amore ogni cosa: se tutte le cose sono dono di Dio, se ogni cosa manifesta la Misericordia divina, allora si può amare pienamente tutto fino a sentirlo fratello o sorella. Pure la Chiesa, quando si scopre che la corruzione del peccato abita anche lì. Ma è qui che avviene la scelta tra la santità e l’eresia: il Santo quando vede la Chiesa traballare si tira su le maniche e dà una mano a sorreggerla, mentre l’eretico vuole costruire un’altra chiesa. L’eretico scarta, rifiuta, butta via tutto, disprezza il corpo che si è fatto debole, si costruisce un Dio vincente perché possa essere evidente la sua grandezza, tiene quello che c’è di buono e butta via il resto, dimenticando le fragilità del passato. Ma amare è sapere accogliere le proprie povertà e quelle altrui, restituendoci l’unità con l’altro, con tutta la Chiesa: ognuno concorre da diverse strade per incontrare l’amore di Dio, così ci spiega Nembrini. Per questo anche Dante ricorda che non bastò un solo santo per smuovere dal torpore la Chiesa del tempo, ma bensì due “principi”, San Francesco e san Domenico: “L’un fu tutto serafico in ardore; /l’altro per sapïenza in terra fue /di cherubica luce uno splendore”. Nessuno può dire che sia migliore una strada o l’altra. Francesco ha fatto il suo percorso fino in fondo con la strada dell’umiltà in povertà, castità e obbedienza: le medicine contro i tre vizi (denaro, lussuria, potere) che sbarrano il cammino verso la Verità all’inizio della Divina Commedia. Con tutto ciò ha saputo attrarre senza mezzi di comunicazione migliaia di persone dietro di sé, contagiati dalla Misericordia che viveva, dimostrando che l’amore di Dio è comunicazione per sua natura. Un amore che s’è comunicato a lui fino a coinvolgerlo in tutto il corpo con le stimmate. Un amore che non risparmia nulla che Dante scopre nel suo cammino nel Paradiso e che noi possiamo scoprire ogni giorno.