Giovedì 15 febbraio, seconda serata – “Un professore non si limita a fare l’appello dei suoi studenti, ma registra la loro personalità, ascolta le loro storie e a poco a poco scopre tutto un mondo che c’è dietro a quei volti. E così si interroga e pensa: ‘ma questi incontri sono frutto del caso o c’è dietro un destino?’. E’ questa la domanda e il tema che è al centro di Tutti i nomi del mondo (Mondadori), l’ultimo romanzo di Eraldo Affinati, che ne ha  parlato con Saverio Simonelli a Karamazov Social Club in onda su Tv2000.

“Ho avuto tanti studenti – ha proseguito – sia negli istituti tecnici dove insegnavo italiano, sia alla Penny Wirton, la scuola di italiano per immigrati che è oramai una realtà diffusa in tutta Italia. Ma con tutti questi ragazzi c’è stato un rapporto intenso e vicendevole. Ci siamo segnati a vicenda. Questo è il senso vero della scuola, non fare le medie col bilancino, non interrogarsi su una promozione o una bocciatura ma condividere insieme il quotidiano alla ricerca delle nostre vere identità.”

“E sono identità che si mischiano e portano il profumo del mondo e ci fanno capire meglio la nostra stessa lingua, ricoprendo di una vernice nuova i nostri classici. Non dimenticherò mai – ha concluso – l’emozione provata quando ho fatto leggere a un ragazzo afgano il pastore errante di Leopardi. Io avrei potuto spiegarla quella distesa asiatica nel buio della notte, lui che l’aveva vissuta me l’ha fatta sentire come nuova. Un’emozione indicibile. “

15 Febbraio 2018

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