TV2000 INTERVISTE – A Soul Gianluca Nicoletti e Giovanni Allevi. Che dice: mi sento un eroe e parlo con una lucertola (video)

Sabato 26 ore 20.45- domenica 27 maggio ore 20.30 – Da questo week end Soul il programma di interviste di Tv2000,  va in onda solo la sera. Sabato l’ospite di Monica Mondo è Gianluca Nicoletti; domenica Giovanni Allevi. Dialoghi sinceri, profondi, per Allevi anche inediti. Guarda il video e continua a leggere.

Gianluca Nicoletti

È un giornalista, autore televisivo, conduttore radiofonico, scrittore ed editorialista de La Stampa: Gianluca Nicoletti vanta una carriera a tutto tondo nel campo dell’informazione e della comunicazione. Gli inizi per puro caso in Rai, un’ancora che lo ha “salvato”, come lui stesso afferma, dal grigiore dell’insegnamento, lui che non ama dire sempre le stesse cose. Uno dopo l’altro si susseguono i programmi in televisione e radio, firma pièce teatrali, è pioniere del web con la fondazione di Rainet News, e si cimenta in tempi più recenti anche in campo musicale. Poi, Tommy, suo figlio, i suoi  lunghi silenzi, l’isolamento, l’incapacità di Tommy di relazionarsi col mondo senza un filtro sociale: l’autismo diventa una realtà quotidiana, da far conoscere, per cui impegnarsi. Nicoletti ha compreso che quello che occorreva a suo figlio era un padre che gli insegnasse a vivere. Ed è in questo viaggio di sensibilizzazione sulla neuro diversità che Nicoletti scopre di avere la Sindrome di Asperger, come ha raccontato nel suo ultimo scritto “Io, figlio di mio figlio”. Non una malattia, non una diversità, quasi un vanto. Ma in un mondo dove prevalgono individualismo e autocontrollo, ciò che lo ha sempre guidato, inconsapevolmente, è stato un modo di vivere e di raccontare il vero senza censure e con disarmante sincerità. Ecco alcuni estratti dell’intervista.

“Io un personaggio? Sono nato così, che mi creo! È una fatica crearsi! Bisogna lavorarci, avere persone che ti consigliano. Io ho sempre sbagliato tutto. Nei miei rapporti, relazioni, nelle mie scelte…però se tornassi indietro rifarei esattamente le stesse cose. Non mi sembra di aver fatto cose eccezionali”.

Tommy è stato la grande occasione della mia vita. Per accorgersi che aveva un problema sono passati degli anni. Fino a quindici anni fa quando dicevi autistico non si sapeva nemmeno cosa significasse, non c’erano medici, diagnosi. Oggi si è molto più sensibilizzati. Ricordo questa scena: mia moglie che piange perché Tommy le aveva incrinato una costola. Aveva le prime inquietudini dell’adolescenza, e un ragazzo neuro diverso è abbastanza difficile da gestire. Mia moglie si accorse che non poteva più essere madre al 100% di questo gigante irrequieto. Aveva bisogno di un padre che lo riprendesse in mano e che gli insegnasse a vivere”.

Per molti anni mi sono occupato di mio figlio, e mi sembrava strano che mi trovassi così bene con lui, che non trovassi strani i suoi punti di vista. Un giorno ero a un concerto di Elio e Le Storie Tese, anche lui ha un figlio autistico e dopo il concerto ci siamo trovati a parlare dei nostri figli. C’era con noi una neuropsichiatra che mi chiese se mi ero accorto di essere autistico anch’io. Pensavo intendesse che fossi matto, ma ho accettato la sfida e ho fatto una risonanza magnetica. La diagnosi è stata la Sindrome di Asperger. Finalmente ho capito tutte le mie insofferenze, stranezze. Il cervello ti serve per crearti degli ammortizzatori sociali, io sono riuscito a conviverci perché ho avuto la fortuna e l’estro di trovarmi un lavoro che lo tenesse in moto e che lo soddisfacesse”.

E a chi replica che la diversità è una ricchezza, Nicoletti non ha dubbi sul fatto che tale slogan sia un’ipocrisia. “È molto difficile gestire una persona così, la tua vita diventa secondaria, e la sua molto complicata. La grande angoscia e sofferenza è vedere una persona che ti sopravviverà e che non potrà mai essere felice senza un ammortizzatore sociale”. “Gli amici non se ne sono andati, però ti guardano come si guarda un malato terminale. C’è la paura di venir contaminati dalla disperazione altrui. È l’irrazionale che spaventa”.

E si può essere arrabbiati con Dio per aver avuto una tale difficoltà nella vita? “Dio non c’entra niente. Questo è un campo dove non conta il miracolismo o il fideismo. La fede non c’entra, bisogna occuparsi del proprio figlio e farlo stare bene. Mio figlio può avere una vita migliore se lo aiuto a compensare il suo problema, e ad avere alcuni strumenti per vivere la società. Asociali non si può vivere. Se io e mia moglie non ci fossimo, finirebbe in un istituto a spese dello Stato, qualcuno si occuperebbe di lui dandogli dei farmaci e tenendolo in vita perché a questo punto la sua ragione sociale è “essere una retta”. Questo non lo voglio accettare, né per lui né per nessun altro!

Io tutta la vita non capivo che volesse dire “ti amo”. Adesso ho capito che vuol dire, vuol dire avere a cuore più della propria vita, la vita di un’altra persona”.

Il vero problema degli autistici è che sono preda dei peggiori stregoni. Chi ti dice che devi fare una dieta, chi dice che devi disintossicare il sangue, chi ti cura con gli esorcismi. Bisogna essere razionali, mio figlio ha un problema, accetto che nasca con questo problema. Secondo,deve vivere in un ambiente che lo faccia vivere con dignità. Per lui sogno un castello, non isolato, in cui lui abbia la sua protezione, ha sempre bisogno di qualcuno vicino perché non sai mai cosa possa succedere.”

 

Giovanni Allevi

Si definisce semplicemente un’anima tormentata, eppure è tante altre cose. Un pianista prima di tutto, e poi un compositore, direttore d’orchestra e filosofo. È impossibile non conoscere Giovanni Allevi, con quella nuvola di ricci sulla testa, ma per ogni riccio non c’è un capriccio, piuttosto un vasto mondo interiore fatto di emozioni, ma anche di fragilità da cui scaturisce al contempo una frenesia che si tramuta in estro musicale. È un fenomeno della musica classica contemporanea, sebbene egli non ami ritenersi tale, perennemente insicuro e in questo totalmente convinto della relazione tra il buio dell’anima e la ricerca della bellezza della luce attraverso la musica. Gli studi musicali affiancati al lavoro di cameriere, inizi difficili segnati già da piccolo dal suo essere nerd e ‘diverso” dagli altri compagni. La musica osteggiata già in famiglia, eppure quella stessa musica che per anni ha celato in un cassetto lo ha portato a costruire un legame indissolubile con il pubblico. Molto spesso criticato come frutto di un’abile operazione commerciale e non di innovazione musicale. Eppure, fra tante ansie e paure, una sensibilità che lo porta a vivere profondamente le inquietudini del tempo moderno, nonostante il successo mondiale è difficile che sia felice indipendentemente dai risultati. Perché l’ansia di superarsi è sempre dietro l’angolo, e da questa frenesia a fare sempre di più e meglio deriva la sua ricerca di isolamento. Ed è in questo isolamento che Allevi ha trovato finalmente il suo equilibrio, un’armonia in cui, come il folletto Puck, intreccia note che trasforma in sogni. Di seguito stralci dell’intervista.

Ho iniziato a scrivere la mia musica, ad eseguirla in concerto, e si è creato un legame magico e profondissimo con il pubblico, che neanche io mi sarei aspettato. Dopo quindici anni che facevo concerti davanti a un pubblico di trenta o quaranta persone al massimo, un giorno ho alzato la testa e c’era la folla. Che strano! È vero che se insegui un sogno con tutta la passione, prima o poi l’universo trama in tuo favore e qualcosa si apre”.

Un artista tormentato che ha saputo però fare breccia nei cuori della gente, quelle stesse persone che non ha voluto lasciare nemmeno quando durante un concerto ha subìto un distacco di retina ad un occhio. Le cure dovevano essere immediate, ma l’amore per la musica è stato più forte. “Ho portato a termine il concerto, sono rimasto col pubblico che mi aspettava per gli autografi e le dediche, e il giorno dopo sono stato operato d’urgenza. oggi ho un restringimento obiettivo, oggettivo e permanente del campo visivo, forse dovuto a questa avventatezza. Mi sento un eroe, credo di aver dato tantissimo alla musica, so che un giorno la musica mi ricompenserà, per questo gesto eroico da cavaliere!”

Il recupero su un’isola, letteralmente in isolamento, al riparo da quelle che, per una persona sensibile, sono le insidie della modernità. L’isola non trovata, per un Peter Pan che voleva diventare uomo. In questo mondo di solitudine Allevi ha dato vita all’album “Equilibrium”, e più recentemente al libro “L’equilibrio della lucertola”, di chiara memoria leopardiana, per chi è cresciuto con la vicinanza rale e spirituale con Recanati.

È un dialogo filosofico con una lucertola che ho incontrato. Con la lucertola ingaggio dei dialoghi spiazzanti, ci diamo del lei e diventa il mio guru. Io manifesto a lei le mie inquietudini, le mie fragilità e mi dà delle risposte spiazzanti. Non mi dice che sto sbagliando o che sono sbagliato, mi fa riflettere sul fatto che la mia paura è inserita in un contesto più universale che la comprende. Mi sento compreso”.

Un libro per certi versi autobiografico ma che compie una riflessione su tanti aspetti odierni che separano e disgregano le persone. “L’obiettivo non è trovare un equilibrio, ma fare pace con un nostro squilibrio. Perché lo squilibrio è il vero motore non solo della nostra anima, ma di tutto quanto l’universo”.

Compositore anche di musica sacra, ma chi è Dio per Giovanni Allevi? “Ci ha dato un bel daffare! Ha creato tutto, ha creato un mondo che vive di contraddizioni. Un essere umano che si interroga o anche no. È incredibile come sia riuscito a fare tutto questo. Credo che il lavoro che ho fatto sia intriso di una grande spiritualità. La musica è spiritualità già di per sé, però nel libro questo è stato più difficile da catturare. Credo stiamo vivendo un’epoca di grande spiritualità. Per me Dio è il senso del mistero, ciò che non è spiegabile. Si apre una porta all’ignoto, e tutto ciò mi porta sollievo”.

E qual è il desiderio più grande di Giovanni Allevi? “Riuscire a vivere il presente svincolato da tutte le mie paure. Le ansie del passato e quelle che il futuro mi può riservare, mi impediscono una visione allargata, misteriosa, del presente. Mi impediscono di riscoprire l’incanto che è nascosto tra le pieghe dell’esistenza quotidiana”.

 

 

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