Papa Francesco in Lituania, il video racconto del viaggio

E’ iniziato alle 7.37 di sabato 22 settembre, il 25° viaggio apostolico di Papa Francesco in Lituania, Lettonia ed Estonia. Come è consuetudine, nel momento di partire il Papa ha inviato un telegramma di saluto al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. “Nel momento in cui mi accingo a partire per il viaggio apostolico in Lituania, Lettonia ed Estonia, – scrive il Papa – mi è gradito rivolgere a Lei, signor Presidente, e a tutti gli italiani il mio affettuoso e beneaugurante saluto, che accompagno con ogni più cordiale auspicio di pace e di serenità”.

Come di consueto, il Papa ha incontrato i giornalisti presenti sul volo per un rapido saluto e una iniziale riflessione sul Viaggio Apostolico nei Paesi Baltici: “Sono tre Paesi che si somigliano ma sono diversi – ha detto Francesco – sarà un bel lavoro per voi vedere le somiglianze e le differenze; hanno una storia comune ma diversa”.

All’aeroporto di Vilnius, Papa Francesco è stato accolto dalla presidente Dalia Grybauskaite e da due bimbi in abito tradizionale che gli hanno offerto dei fiori, quindi il trasferimento nel Palazzo presidenziale per la visita di cortesia al Capo dello Stato.

Al termine della cerimonia di benvenuto, Papa Francesco è stato accolto dalla Presidente della Repubblica di Lituania, Dalia Gribauskaite nel palazzo presidenziale. Dopo la firma sul registro d’onore e lo scambio dei doni, il colloquio privato. Papa Francesco ha donato alla presidente della Lituania il Mosaico “Cristo della Nicchia dei Pallii”, tratto dall’immagine del Cristo raffigurato nella nicchia della Confessione di San Pietro, cioè della Sua tomba, dove sono collocati i Sacri Palli, sotto l’altare Papale della Basilica di San Pietro. Il mosaico viene attribuito originariamente al IX secolo e a questo periodo sono riconducibili alcune parti, ad esempio il volto e tratti della veste, mentre altre parti risultano modificate successivamente. E’ certamente, questa immagine, un elemento figurativo della Basilica Costantiniana rimasto ancora nel suo originario luogo.  Si tratta del Cristo benedicente e docente, mentre porge il libro del Vangelo aperto alle parole: “EGO SUM VIA VERITAS ET VITA QUI CREDIT IN ME VIVET”.  L’opera è stata realizzata dai mosaicisti dello Studio del Mosaico Vaticano da marzo a giugno 2018 con smalti policromi e tessere dorate, applicati con stucco oleoso su di una base metallica. Lo stucco ha la stessa formula di quello utilizzato nei secoli scorsi per applicare i mosaici nella Basilica di San Pietro. Nella realizzazione dell’opera è stata impiegata la tecnica tradizionale del mosaico tagliato.

Nel primo discorso in Lituania, rivolto al presidente della Repubblica e alle autorità del Paese, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza del dialogo e del rispetto, segno distintivo del popolo lituano.

E’ importante recuperare la memoria, ha detto il Papa, per “guardare le sfide del presente e proiettarsi verso il futuro in un clima di dialogo e di unità tra tutti gli abitanti, in modo che nessuno rimanga escluso”. Il discorso è centrato sul tema del dialogo e dell’accoglienza. La Lituania, ha detto, ha saputo ospitare popoli di diverse etnie e religioni. Tutti sono vissuti insieme e in pace fino all’arrivo delle ideologie totalitarie che spezzarono la capacità di ospitare e armonizzare le differenze seminando violenza e diffidenza.

Voi lituani – ha continuato il Papa – avete una parola originale vostra da apportare: “ospitare le differenze”. Per mezzo del dialogo, dell’apertura e della comprensione esse possono trasformarsi in ponte di unione tra l’oriente e l’occidente europeo.

 

Nel pomeriggio, lasciata la Nunziatura Apostolica, Papa Francesco si è recato in visita al Santuario Mater Misericordiae a Vilnius. Al Suo arrivo è stato accolto dal Metropolita Ortodosso e dal Parroco della chiesa cattolica di Santa Teresa. Lungo la strada che porta alla cappellina del Santuario erano presenti alcune centinaia di bambini orfani e di famiglie affidatarie e un gruppo di malati.

Di fronte alla “Porta dell’Aurora”, l’unica parte che rimane in piedi delle mura di Vilnius, e dove era collocata l’immagine della “Vergine della Misericordia”, Papa Francesco ha detto: “Quando ci chiudiamo in noi stessi per paura degli altri, quando costruiamo muri e barricate, finiamo per privarci della Buona Notizia di Gesù che conduce la storia e la vita degli altri”. E ancora: “Abbiamo costruito troppe fortezze nel nostro passato ma oggi sentiamo il bisogno di guardarci in faccia e riconoscerci come fratelli, di camminare insieme scoprendo e sperimentando con gioia e pace il valore della fraternità”.

Nell’incontro di Papa Francesco con i giovani a Vilnius, anche canti e danze della tradizione lituana. In particolare questo canto polifonico ha emozionato le tante persone raccolte e colpito anche il Papa.

“Vale la pena seguire Cristo! Non abbiate paura di partecipare alla rivoluzione a cui Lui ci invita: la rivoluzione della tenerezza”. Questo l’invito del Papa ai giovani lituani e ha aggiunto: “La vita si gioca in tempi rapportati al cuore di Dio. A volte si avanza, altre volte si retrocede, si provano e si tentano strade, si cambiano… L’indecisione sembra nascere dalla paura che cali il sipario, o che il cronometro ci lasci fuori dalla partita, dal salire di un livello nel gioco. Invece la vita è sempre un camminare: La vita è in cammino, non è ferma, è sempre un camminare cercando la direzione giusta, senza paura di tornare indietro se ho sbagliato”. Il suo appello, poi, a non essere giovani del labirinto, dal quale è difficile uscire, ma giovani in cammino: “Niente labirinto, in cammino! La cosa più pericolosa è confondere il cammino con un labirinto. Quel girare a vuoto attraverso la vita, su sé stessi, senza imboccare la strada che conduce avanti. Non abbiate paura di decidervi per Gesù, di abbracciare la sua causa, quella del Vangelo e dell’umanità, degli esseri umani. Egli non scenderà mai dalla barca della vostra vita, sarà sempre all’incrocio delle nostre strade, non smetterà mai di ricostruirci, anche se a volte noi ci impegniamo nel demolirci. Gesù ci regala tempi larghi e generosi, dove c’è spazio per i fallimenti, dove nessuno ha bisogno di emigrare, perché c’è posto per tutti. Molti vorranno occupare i vostri cuori, infestare i campi delle vostre aspirazioni con la zizzania, ma alla fine, se doniamo la vita al Signore, vince sempre il buon grano”. Poi l’appello finale a non dimenticare le radici: “Pensate al passato, parlate con i vecchi, non è noioso parlare con gli anziani. Andate a cercare i vecchi e fatevi raccontare le radici del vostro popolo, le gioie, le sofferenze, i valori. Così prendendo le radici voi porterete avanti la storia del vostro popolo per un frutto più grande. Se voi volete un popolo grande, libero, prendete dalle radici la memoria e portatela avanti”.

Al termine dell’incontro, i giovani lituani hanno intonato un canto di benedizione su Papa Francesco con l’imposizione delle mani.

23 settembre

Lasciata la Nunziatura Apostolica di Vilnius, Papa Francesco si è trasferito in auto al parco Santakos di Kaunas. Al suo arrivo, dopo alcuni giri in papamobile tra i fedeli, il Papa è stato accolto dal parroco della chiesa di San Giorgio e ha presieduto la Santa Messa nel parco.

L’antidoto alle lotte di potere e al rifiuto del sacrificio, proposto da Gesù nel Vangelo (Mc 9,30-37) – ha detto il Papa nell’omelia – è mettere un bambino al centro; Papa Francesco chiede: “Chi metterà in mezzo oggi, qui, in questa mattina di domenica? Chi saranno i più piccoli, i più poveri tra noi, che dobbiamo accogliere a cent’anni della nostra indipendenza? Chi è che non ha nulla per ricambiarci, per rendere gratificanti i nostri sforzi e le nostre rinunce? Forse sono le minoranze etniche della nostra città, o quei disoccupati che sono costretti a emigrare. Forse sono gli anziani soli, o i giovani che non trovano un senso nella vita perché hanno perso le loro radici. “In mezzo” significa equidistante, in modo che nessuno possa fingere di non vedere, nessuno possa sostenere che “è responsabilità di altri”, perché “io non ho visto” o “sono troppo lontano”. Senza protagonismi, senza voler essere applauditi o i primi”.

E facendo un riferimento ai fiumi che attraversano il luogo in cui la Messa è celebrata e che lì confluiscono, Papa Francesco parla della missione della Chiesa: non dobbiamo aver paura di uscire e spenderci anche quando sembra che ci dissolviamo – ha detto il Papa – “di perderci dietro i più piccoli, i dimenticati, quelli che vivono nelle periferie esistenziali. Ma sapendo che quell’uscire comporterà anche in certi casi un fermare il passo, mettere da parte le ansie e le urgenze, per saper guardare negli occhi, ascoltare e accompagnare chi è rimasto sul bordo della strada”.

All’Angelus il Papa citando il Libro della Sapienza, ascoltato nella prima Lettura durante la Messa, propone una riflessione sull’empio, che ha la pretesa di pensare che la sua forza è la norma della giustizia. “All’empio – ha detto il Papa – non basta fare quello che gli pare, lasciarsi guidare dai suoi capricci; non vuole che gli altri, facendo il bene, mettano in risalto questo suo modo di fare. Nell’empio, il male cerca sempre di annientare il bene”. Il ricordo del Papa va a settantacinque anni fa, quando la Lituania assistette alla definitiva distruzione del Ghetto di Vilnius: culminava l’annientamento di migliaia di ebrei che era già iniziato due anni prima. “Facciamo memoria di quei tempi – ha aggiunto Francesco – e chiediamo al Signore che ci faccia dono del discernimento per scoprire in tempo qualsiasi nuovo germe di quell’atteggiamento pernicioso, di qualsiasi aria che atrofizza il cuore delle generazioni che non l’hanno sperimentato e che potrebbero correre dietro quei canti di sirena.

Papa Francesco nella Cattedrale dei Santissimi Pietro e Paolo, a Kaunas, invita i religiosi, consacrati e i sacerdoti, ad essere sempre innamorati di Dio, testimoni del suo amore, radicati nella storia luminosa della Chiesa lituana: “Guardando voi – ha detto il Papa – vedo dietro di voi tanti martiri. Martiri anonimi, nel senso che neppure sappiamo dove sono stati sepolti. Siete figli di martiri. Questa è la vostra forza. E lo spirito del mondo non venga a dirvi qualche altra cosa diversa da quella che hanno vissuto i vostri antenati. Ricordate i vostri martiri e prendete sempre da loro: non avevano paura”.

Alle ore 16 Papa Francesco visita il Museo delle Occupazioni e Lotte per la Libertà a Vilnius. Lungo il tragitto il Papa ha sostato in preghiera silenziosa davanti al Monumento delle vittime del Ghetto ebraico e ha depositato un omaggio floreale. All’arrivo al Museo, il Santo Padre è stato accolto dal Direttore presso l’ingresso laterale nel cortile dell’edificio. Quindi ha visitato il Museo accompagnato dall’Arcivescovo di Vilnius, S.E. Mons. Gintaras Grušas. Il Papa e l’Arcivescovo sono scesi al piano inferiore dell’edificio per visitare le celle n. 9 e n. 11, dove il Santo Padre ha acceso una candela in memoria delle vittime. Era presente anche un Vescovo appartenente alla Compagnia di Gesù superstite delle persecuzioni.

Prima di uscire, nel cortile esterno il Papa ha firmato il libro degli ospiti. Ecco le sue parole in inglese:
In this place that commemorates the many people who suffered as a result of violence and hatred, and who sacrificed their lives for the sake of freedom and justice, I have prayed that Almighty God was ever bestow this gift of reconciliation and peace upon the Lutherian people.
Francis 
23.9.2018

Successivamente Papa Francesco si è trasferito in auto al Monumento delle Vittime delle Occupazioni e Lotte per la Libertà per un momento di preghiera. Al Suo arrivo è stato accolto da un Vescovo cattolico superstite della persecuzione e da un discendente di deportati che gli hanno recato un omaggio floreale che Egli ha depositato sul monumento. Il Santo Padre ha recitato la preghiera e, dopo aver benedetto i presenti, è rientrato alla Nunziatura Apostolica di Vilnius.