La piccola comunità cattolica dell’Anatolia, in Turchia, si trova di fronte a un bivio. Senza personalità giuridica, la Chiesa non ha la possibilità di costruire nuove parrocchie, scuole o centri giovanili.

 

“Nonostante questo – ha detto Mons. Bizzeti, Vicario Apostolico – siamo una comunità in crescita. Abbiamo tante persone che intraprendono il cammino della catechesi in tutte le nostre parrocchie. Anche se il nostro problema più grande è la mancanza di operatori pastorali. Quando non ho un prete per una parrocchia, come adesso, la chiesa più vicina è a 200 a 300 chilometri. Significa che questa comunità finirà per scomparire”.

Mons. Bizzetti è il vicario apostolico dell’Anatolia, cioè il vescovo per i cattolici turchi, che rappresentano appena lo 0,2 percento di oltre 80 milioni di persone. Ora questa comunità ha anche migliaia di rifugiati cristiani che difficilmente possono permettersi cure adeguate oltre al primo soccorso.

“Ecco perché vogliono lasciare la Turchia – ha aggiunto Mons. Bizzeti – e andare in Europa, Canada, Stati Uniti o Australia. Purtroppo però l’Occidente è chiuso e anche le comunità cristiane sono chiuse a questi rifugiati. Questo è un altro dramma per loro e per i cristiani locali che non capiscono perché i loro fratelli e sorelle non aprano loro le porte in questi momenti difficili della loro vita”.

Mons. Bizzeti pensa al destino di questi rifugiati cristiani, molti intrappolati in Turchia dopo essere fuggiti dallo Stato islamico in Siria e Iraq, e impossibilitati a tornare nei loro paesi o emigrare.

“Ecco perché – ha detto Mons. Bizzeti – credo sia necessaria una doppia sensibilizzazione. Sul piano politico, perché è inaccettabile che un cristiano, un cattolico in Italia, possa votare i partiti che espellono gli immigrati. E come seconda cosa, è inaccettabile che le comunità cristiane non aiutino anche mandando persone, operatori pastorali, perché questa distribuzione delle risorse umane all’interno della Chiesa è un’ingiustizia”.

In Turchia è nato San Paolo ed è uno dei primi luoghi in cui si diffuse il cristianesimo. Mentre i cristiani orientali hanno molto chiare le loro radici e la loro missione, mons. Bizzeti assicura che i cristiani dell’Occidente si sono stabiliti lì e hanno rifiutato di ricevere la ricchezza di queste chiese.

“Il mio dispiacere – ha aggiunto – è sì per i cristiani d’oriente ma altrettanto per i cristiani occidentali, perché li vedo chiusi, rassegnati. Le nostre comunità invece sono piene di energia, con una forte fede, sottoposta continuamente a dure prove. Forse noi stiamo troppo nella comodità, siamo una Chiesa ricca di persone, di mezzi, di strumenti. Pensi che per noi è difficile persino stampare un libro”.

Il Vicario Apostolico chiede sacerdoti, catechisti e religiosi per le comunità che, dopo aver sofferto la guerra e le persecuzioni, dovranno ora affrontare un’altra difficile prova: superare le ferite fisiche ed emotive della tragedia.

31 Ottobre 2018

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