7 proposte per il Sinodo

19 ottobre 2018

Tre insegnanti di religione e lettere di tre licei italiani, Gilberto Borghi, Sergio Di Benedetto e Sergio Ventura, avanzano una proposta, in sette punti, su come vivere il Sinodo sui giovani. La riflessione parte dall’idea di generare un luogo permanente di confronto tra giovani e Chiesa, con un’attenzione maggiore ai fondamenti della fede, al linguaggio che viene utilizzato, alla dimensione corporea, alla formazione degli educatori ed infine al ruolo dei giovani che devono essere protagonisti ogni giorno nel cammino che si sta compiendo.
Riprendendo le parole del Papa nell’Omelia per l’apertura della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 3 ottobre 2018, abbiamo riflettuto sulla capacità dei giovani di sognare insieme e andare oltre gli interessi personali e poi nel racconto del giorno delle attività di Papa Francesco abbiamo ascoltato una sintesi dell’Omelia di Santa Marta incentrata sull’ipocrisia, un lievito che fa crescere senza futuro, con egoismo, che non conosce la gioia.
Dal Sinodo, Virginia Ciaroni incontra il Cardinale Berhaneyesus Demerew Souraphiel, Arcivescovo di Addis Abeba, che spiega la realtà dei giovani africani, invitando i giovani italiani ad essere ambasciatori dei giovani etiopi, e a visitare l’Etiopia per lavorare insieme.

IN EVIDENZA  

 

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Si può fare a botte con Dio?

 

 

 

MESSA DI APERTURA DEL SINODO – 03.10.2018

 

In ascolto per discernere

Papa: Questa capacità di sognare insieme, che il Signore oggi regala a noi come Chiesa, esige – secondo quanto ci diceva San Paolo nella prima Lettura – di sviluppare tra di noi un atteggiamento ben preciso: «Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil 2,4). E nel contempo punta più in alto chiedendo che con umiltà consideriamo gli altri superiori a noi stessi (cfr v. 3). Con questo spirito cercheremo di metterci in ascolto gli uni degli altri per discernere insieme quello che il Signore sta chiedendo alla sua Chiesa. E questo esige da noi che stiamo attenti e badiamo bene che non prevalga la logica dell’autopreservazione e dell’autoreferenzialità, che finisce per far diventare importante ciò che è secondario e secondario ciò che è importante.

 

 

SANTA MARTA

L’ipocrita non conosce la gioia

Papa: “Questo lievito – dice Gesù – è pericoloso. Guardatevi. È l’ipocrisia”. Gesù non tollera l’ipocrisia: questo apparire bene, con belle forme di educazione pure, ma con cattive abitudini dentro. E Gesù stesso dice: “Dal di fuori voi siete belli, come i sepolcri, ma dentro c’è putrefazione o c’è distruzione, ci sono le macerie”. Questo lievito che fa crescere verso l’interno: è un lievito che fa crescere senza futuro, perché nell’egoismo, nel rivolgere sul se stesso, non c’è futuro, non c’è futuro. Invece, un altro tipo di persona è quella che vediamo con un altro lievito, che è il contrario: che fa crescere verso l’esterno. Anzi, che fa crescere come eredi, per averne una eredità.

Delle volte sbagliano, ma si correggono; delle volte cadono, ma si rialzano. Anche delle volte peccano, ma si pentono. Ma sempre verso l’esterno, verso quella eredità, perché è stata promessa. E questa gente è gente gioiosa, perché le è stata promessa una felicità molto grande: che saranno gloria, lode di Dio. E “il lievito – dice Paolo – di questa gente è lo Spirito Santo”, che ci spinge ad essere lode della sua gloria, della gloria di Dio.

Una che, guidata dal proprio egoismo, cresce verso l’interno. Ha un lievito – l’egoismo – che la fa crescere verso l’interno, e soltanto si preoccupa di apparire bene, apparire equilibrato, bene: che non si vedano le cattive abitudini che hanno. Sono gli ipocriti, e Gesù dice: “Guardatevi”. L’altra gente sono i cristiani: dovremmo essere i cristiani, perché anche ci sono cristiani ipocriti, che non accettano il lievito dello Spirito Santo. Per questo Gesù ci ammonisce: “Guardatevi del lievito dei farisei”. Il lievito dei cristiani è lo Spirito Santo, che ci spinge fuori, ci fa crescere, con tutte le difficoltà del cammino, anche con tutti i peccati, ma sempre con la speranza. Lo Spirito Santo è proprio la caparra di quella speranza, di quella lode, di quella gioia. Nel cuore, questa gente che ha lo Spirito Santo come lievito, è gioiosa, anche nei problemi e nelle difficoltà. Gli ipocriti hanno dimenticato cosa significhi essere gioioso.