Incontri con Maria, Padre Alexandre Awi Melo

11 dicembre 2018

Il rapporto del Papa con la Madonna. Con “E’ mia madre – Incontri con Maria” (Città nuova) Padre Alexandre Awi Mello, segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, in dialogo personale con Papa Francesco, ne spiega il rapporto con la Madre di Gesù: dai primi momenti a Lujàn, nei santuari mariani, col popolo, agli incontri che sciolgono nodi, ad Aparecida, fino agli incontri sotto forma di preghiera.

Il libro scritto con il cuore, nasce dalla collaborazione di Padre Alexandre Awi Mello con il Cardinale Bergoglio con cui collaborò con la segreteria di redazione della Conferenza dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida.

L’opera presenta la descrizione e l’analisi di una dimensione fondamentale della fede e dell’azione del Papa e cioè il suo rapporto filiale con Maria, e la visione di una Chiesa che il Papa con il volto di una Madre.

Insieme a Padre Awi Mello abbiamo così riascoltato e commentato le parole di Papa Francesco, nell’Angelus  e nella Preghiera per la Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria dell’8 dicembre. E poi, a conclusione di puntata, abbiamo riascoltato le parole del Papa a Santa Marta sulla tenerezza.

 

IN EVIDENZA

Awi Mello: “Papa Francesco: Con la Madonna posso piangere”

Come amare Maria? Chiedete al popolo

 

SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 8 dicembre 2018

ANGELUS

Maria madre della fede

Papa: Eccomi è la parola-chiave della vita. Segna il passaggio da una vita orizzontale, centrata su di sé e sui propri bisogni, a una vita verticale, slanciata verso Dio Maria aggiunge: «Avvenga per me secondo la tua parola». Non dice: “avvenga secondo me”, ma “secondo Te”.

… Ciò non vuol dire che per lei la vita sia stata facile, no. Stare con Dio non risolve magicamente i problemi.

… E i problemi iniziarono subito: pensiamo alla situazione irregolare secondo la legge, al tormento di san Giuseppe, ai piani di vita saltati, a che cosa avrebbe detto la gente… Ma Maria mette la fiducia in Dio davanti ai problemi. È lasciata dall’angelo, ma crede che con lei, in lei, è rimasto Dio. E si fida. Si fida di Dio. È certa che col Signore, anche se in modo inatteso, tutto andrà bene. Ecco l’atteggiamento sapiente: non vivere dipendendo dai problemi – finito uno, se ne presenterà un altro! – ma fidandosi di Dio e affidandosi ogni giorno a Lui: eccomi! “Eccomi” è la parola.

 

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO A MARIA IMMACOLATA

Piazza di Spagna – 8 dicembre 2018

 

Pregare la Madre

Papa: O Madre di Gesù, un’ultima cosa ti chiedo, in questo tempo di Avvento,
pensando ai giorni in cui tu e Giuseppe eravate in ansia per la nascita ormai imminente del vostro bambino, preoccupati perché c’era il censimento e anche voi dovevate lasciare il vostro paese, Nazareth, e andare a Betlemme…

Tu sai, Madre, cosa vuol dire portare in grembo la vita e sentire intorno l’indifferenza, il rifiuto, a volte il disprezzo.

Per questo ti chiedo di stare vicina alle famiglie che oggi a Roma, in Italia, nel mondo intero vivono situazioni simili, perché non siano abbandonate a sé stesse, ma tutelate nei loro diritti, diritti umani che vengono prima di ogni pur legittima esigenza.

 

SANTA MARTA

Dio consola con tenerezza

Papa: E come consola, il Signore? Con la tenerezza. E’ un linguaggio che non conoscono i profeti di sventura: la tenerezza. E’ una parola cancellata da tutti i vizi che ci allontanano dal Signore: vizi clericali, vizi dei cristiani un po’ che non vogliono muoversi, tiepidi … La tenerezza fa paura. “Ecco, Egli, il Signore ha con sé il premio, la sua ricompensa lo precede”: così finisce il brano di Isaia. “Come un pastore Egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna. Porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”. Questo è il modo di consolare del Signore: con la tenerezza. La tenerezza consola. Le mamme, quando il bambino piange, lo accarezzano e lo tranquillizzano con la tenerezza: una parola che il mondo d’oggi, di fatto, cancella dal dizionario. Tenerezza.

E, anzi, io direi che lo stato abituale del cristiano dev’essere la consolazione. Anche nei momenti brutti: i martiri entravano nel Colosseo cantando; i martiri di oggi – penso ai bravi lavoratori copti sulla spiaggia della Libia, sgozzati – morivano dicendo “Gesù, Gesù!”: c’è una consolazione, dentro; una gioia anche nel momento del martirio. Lo stato abituale del cristiano dev’essere la consolazione, che non è lo stesso dell’ottimismo, no: l’ottimismo è un’altra cosa. Ma la consolazione, quella base positiva … Si parla di persone luminose, positive: la positività, la luminosità del cristiano è la consolazione.

Che anche io mi prepari al Natale almeno con la pace: la pace del cuore, la pace della Tua presenza, la pace che danno le Tue carezze”. “Ma sono tanto peccatore …” – sì, ma cosa ci dice il Vangelo di oggi? Che il Signore che consola come il pastore, se perde uno dei suoi va a cercarlo, come quell’uomo che ha cento pecore e una di loro si è smarrita: va a cercarla. Così fa il Signore con ognuno di noi. Io non voglio la pace, io resisto alla pace, io resisto alla consolazione … ma Lui è alla porta. Lui bussa perché noi apriamo il cuore per lasciarci consolare e per lasciarci mettere in pace. E lo fa con soavità: bussa con le carezze.