dal lunedì al venerdì ore 17:30

Con la conduzione di Nicola Ferrante, padre Jacques Mourad, monaco e prete siro-cattolico, originario di Aleppo e confratello di padre Dall’Oglio ci racconta il suo rapimento avvenuto il 21 maggio 2015 nel convento di Mar Elian, per mano dell’ISIS per 5 mesi. Dal racconto della prigionia rifletteremo sul dialogo interreligioso a partire dal libro da lui scritto: “Un monaco in ostaggio”.

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Padre Jacques Mourad: “Un monaco in ostaggio”

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Papa Francesco a Rabat: “La sfida delle differenze”

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nel rispetto delle nostre differenze, la fede in Dio ci porta a riconoscere l’eminente dignità di ogni essere umano, come pure i suoi diritti inalienabili. Noi crediamo che Dio ha creato gli esseri umani uguali in diritti, doveri e dignità e che li ha chiamati a vivere come fratelli e a diffondere i valori del bene, della carità e della pace. Ecco perché la libertà di coscienza e la libertà religiosa – che non si limita alla sola libertà di culto ma deve consentire a ciascuno di vivere secondo la propria convinzione religiosa – sono inseparabilmente legate alla dignità umana. In questo spirito, abbiamo sempre bisogno di passare dalla semplice tolleranza al rispetto e alla stima per gli altri. Perché si tratta di scoprire e accogliere l’altro nella peculiarità della sua fede e di arricchirsi a vicenda con la differenza, in una relazione segnata dalla benevolenza e dalla ricerca di ciò che possiamo fare insieme. Così intesa, la costruzione di ponti tra gli uomini, dal punto di vista del dialogo interreligioso, chiede di essere vissuta sotto il segno della convivialità, dell’amicizia e, ancor più, della fraternità.

Papa Francesco, “Come fratelli”

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Ad Abu Dhabi è stato fatto un passo in più: il Grande Imam di Al-Azhar ed io abbiamo firmato il Documento sulla Fratellanza Umana, nel quale insieme affermiamo la comune vocazione di tutti gli uomini e le donne ad essere fratelli in quanto figli e figlie di Dio, condanniamo ogni forma di violenza, specialmente quella rivestita di motivazioni religiose, e ci impegniamo a diffondere nel mondo i valori autentici e la pace.
In un’epoca come la nostra, in cui è forte la tentazione di vedere in atto uno scontro tra le civiltà cristiana e quella islamica, e anche di considerare le religioni come fonti di conflitto, abbiamo voluto dare un ulteriore segno, chiaro e deciso, che invece è possibile incontrarsi, è possibile rispettarsi e dialogare, e che, pur nella diversità delle culture e delle tradizioni, il mondo cristiano e quello islamico apprezzano e tutelano valori comuni: la vita, la famiglia, il senso religioso, l’onore per gli anziani, l’educazione dei giovani, e altri ancora.

 

Papa Francesco ai frati minori conventuali: “Fraternità e pace”

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Questa via di sequela si caratterizza, innanzitutto, per la fraternità, che Francesco sentiva come un dono: «Il Signore mi diede dei fratelli» (Testamento, 14). La fraternità è un dono da accogliere con gratitudine. È una realtà sempre “in cammino”, in costruzione, e che pertanto chiede il contributo di tutti, senza che alcuno si escluda o sia escluso; nella quale non ci sono “consumatori” ma costruttori.

Predicate la pace. Il saluto francescano che vi contraddistingue è “Pace e bene!”, “Shalom we tob”, in ebraico, che ben possiamo tradurre con riconciliazione: riconciliazione con sé stessi, con Dio, con gli altri e con le creature.

 

17 Giugno 2019