GIOVANI IN CAMMINO 08/08/2018 -3 giorni all’incontro con il Papa

Giovani e fede in cammino verso Roma per incontrare Papa Francesco e partecipare alla festa “Siamo qui” che si terrà a Circo Massimo sabato 11 agosto.

Nella puntata di oggi Gennaro Ferrara incontra quattro ragazzi del Movimento dei Focolari. Alessandra Del Signore, Raffaele Natalucci, Maria Chiara Cefaloni e  Giacomo Vannacci parlano della loro esperienza di fede e di vita, di scelta dell’essenziale e sperimentazione della propria fragilità, a partire dalle parole del  giorno di Papa Francesco in udienza generale, che proseguendo il ciclo di catechesi sui Comandamenti, ha meditato sull’idolatria.  

In collegamento con Virginia Ciaroni, raggiungiamo i ragazzi di “Per mille strade” che fanno tappa a Montese (Mo) in cammino verso Roma.

 

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UDIENZA GENERALE

Papa: La natura umana, per sfuggire alla precarietà – la precarietà è il deserto – cerca una religione “fai-da-te”: se Dio non si fa vedere, ci facciamo un dio su misura. «Davanti all’idolo non si rischia la possibilità di una chiamata che faccia uscire dalle proprie sicurezze, perché gli idoli “hanno bocca e non parlano” (Sal 115,5). Capiamo allora che l’idolo è un pretesto per porre se stessi al centro della realtà, nell’adorazione dell’opera delle proprie mani» (Enc. Lumen fidei, 13).

E pensate bene questo: liberare il popolo dall’Egitto a Dio non è costato tanto lavoro; lo ha fatto con segni di potenza, di amore. Ma il grande lavoro di Dio è stato togliere l’Egitto dal cuore del popolo, cioè togliere l’idolatria dal cuore del popolo. E ancora Dio continua a lavorare per toglierla dai nostri cuori.

 

Papa: Ma tutto nasce dall’incapacità di confidare soprattutto in Dio, di riporre in Lui le nostre sicurezze, di lasciare che sia Lui a dare vera profondità ai desideri del nostro cuore. Questo permette di sostenere anche la debolezza, l’incertezza e la precarietà. Il riferimento a Dio ci fa forti nella debolezza, nell’incertezza e anche nella precarietà. Senza primato di Dio si cade facilmente nell’idolatria e ci si accontenta di misere rassicurazioni.

Quando si accoglie il Dio di Gesù Cristo, che da ricco si è fatto povero per noi (cfr 2 Cor 8,9), si scopre allora che riconoscere la propria debolezza non è la disgrazia della vita umana, ma è la condizione per aprirsi a colui che è veramente forte. Allora, per la porta della debolezza entra la salvezza di Dio (cfr 2 Cor 12,10); è in forza della propria insufficienza che l’uomo si apre alla paternità di Dio. La libertà dell’uomo nasce dal lasciare che il vero Dio sia l’unico Signore. E questo permette di accettare la propria fragilità e rifiutare gli idoli del nostro cuore.