La musica come mezzo di evoluzione: Roberto Cacciapaglia

Soul

Famoso in tutto il mondo per le sue composizioni di musica popolare, come lui preferisce definire la sua produzione, caratterizzate dalla commistione di musica classica e sperimentazione elettronica. Roberto Cacciapaglia è un’eccellenza nostrana nel panorama musicale internazionale, perennemente alla ricerca del suono puro e assoluto che riesca ad aprire le porte dell’anima. Lo studio del pianoforte fin dalla tenera età lo porta a un diploma in composizione presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, affiancando gli studi in direzione d’orchestra e musica elettronica. Gli inizi di una carriera di successo partono da qui, dall’amicizia con Franco Battiato ai jingle per gli spot pubblicitari. Dalla musica cosmica tedesca contenuta in “Sonanze” alle anime ribelli degli angeli del rock che hanno segnato un’ intera generazione racchiuse in “Angelus Rock”. E poi “Incontri con l’anima”, con testi tratti dal Qoelet, dalla Bibbia, dai Veda e dalle Upanishad nella ricerca di un incontro con il profondo in un mondo dove si cerca costantemente un senso, fino a “Tree of Life”, quell’albero della vita simbolo dell’Expo 2015, carico di antichità e modernità al tempo stesso. Perché questa è la musica del Maestro Cacciapaglia, un insieme di emozioni avvolgenti che portano l’ascoltatore dentro note di purezza che si mescolano all’avanguardia, fino ad arrivare a toccare le corde di quel soffio vitale che risiede in tutti noi: l’anima.

Questo il compito della musica secondo il Maestro, che da sempre compie una ricerca del suono capace di aprire quelle porte che sono “verso noi stessi, sono dimensioni insondabili che noi non tocchiamo perché, nella vita a catena di montaggio che facciamo oggi, è difficile rimanere collegati a quello che è nostro. Ma non dobbiamo cercare molto lontano, penso sia un viaggio a ritroso, e la musica, il suono, ha questa proprietà di riattivare quelle cose che sono dentro di noi. Quarto Tempo è quell’ attimo, frazione di secondo che ognuno di noi nella vita ha certamente vissuto. Da bambino un determinato profumo mi riportava al di là di passato, presente e futuro e l’universo intorno a me cambiava. Io penso che il suono ci può riportare lì, a riattivare quella dimensione che ci appartiene e che noi teniamo lontano”.

Ma la musica non deve essere vista, oggi, come un salvagente, qualcosa cui aggrapparsi perché si ha timore del silenzio che ci circonda nella società odierna, quando le domande senza risposta ci assalgono: “Quando compongo parto sempre dal silenzio. Non faccio una musica esteriore, non mi interessa descrivere un paesaggio in suoni, mi interessa partire dal vuoto, dal silenzio. Il silenzio è spazio, è libertà, e lo si crea tenendo a distanza la mente che pensa sempre, la mente che giudica sempre, che ha sempre qualcosa da dire o consigliare, e che spesso diventa un ostacolo. Il suono ha la capacità di spaccare questa mente perché l’emozione è istantanea, è in un attimo. Guardiamo un tramonto, un’alba e siamo emozionati. Il pensiero non ha più possibilità in quell’attimo”.

E la tecnologia, di cui Cacciapaglia ha sempre cercato l’ausilio, frena o esalta l’artista? “Dal mio punto di vista esalta l’artista. In questi ultimi anni stiamo lavorando con dei software molto moderni che hanno la capacità di portare alla luce, per esempio dal pianoforte, questi suoni che non sono udibili, sono i suoni armonici che Pitagora definiva essenza dell’universo, e io li chiamo biologici. Lavorano con la natura, l’essenza del suono. E questo per raggiungere maggiormente chi ascolta”.

Un incontro quello tra natura e nuove tecnologie, culminato nella composizione per l’Albero della Vita di Expo 2015: “mi è piaciuta subito l’icona dell’albero. L’albero sono le radici e la consapevolezza sempre maggiore che non possiamo staccarci dalle nostre radici, la nostra cultura, sia interiore che esteriore. La colonna vertebrale è il tronco dell’albero, il modo in cui ci muoviamo nel presente. E la fioritura e i rami sono la tecnologia, il futuro. Questi tre aspetti tenuti insieme penso corrispondano alla nostra epoca. È stato un bel lavoro cui abbiamo lavorato come un’opera lirica, senza libretto. Un lavoro di commissione, ma che andava oltre”.