I martiri dell’Ararat, il genocidio armeno

Storie, interviste, profumi e sangue sul “Metz Yeghern”, il “Grande Male”.  E poi i volti dei nuovi santi dell’Armenia. I volti dei martiri dell’Ararat. Un milione e mezzo di persone trucidate dai turchi durante la prima guerra mondiale perché armene.  David Murgia vi aspetta per una nuova interessante “Indagine ai confini del sacro” dedicato ai “martiri dell’Ararat”. Martiri dell’Ararat, di questo monte sacro dove  – la tradizione vuole – si sia arenata l’Arca di Noè e che – ironia della sorte – cambia significato a secondo di chi la pronuncia.  Ararat infatti in armeno vuol dire “Creazione di Dio”. E in turco invece significa “Montagna del dolore”. Sono passati oltre cento anni  da quello che è riconosciuto come il primo massacro su basi etniche del Novecento. Un massacro che ha innescato polemiche politiche senza fine, lasciato ferite e risentimenti profondi. Secondo le autorità armene e numerosi storici, a perdere la vita nel 1915 durante una deportazione di massa dall’Anatolia orientale verso la Mesopotamia furono un milione e mezzo di armeni: circa i due terzi della comunità  allora residente nell’Impero ottomano. Cifre, queste, sempre contestate dai dirigenti di Ankara secondo cui il numero delle vittime è compreso tra le 250 e le 500mila.  In esclusiva, l’intervista a Michele Wegner, figlio di  Armin. T Wegner il fotografo che ha consegnato al mondo l’unico rullino che ha documentato la drammatica situazione degli Armeni.