Tullio Vinay a cuore aperto

vinay copertinadi Luigi Cruciani

“Per amore di Sion io non tacerò, e per amore di Gerusalemme, non mi darò riposo finché la sua giustizia non spunti come l’aurora e la sua salvezza come una fiaccola ardente”.

Il versetto di Isaia è già un piccolo manuale per il profeta di ogni tempo. Esso descrive e segna la vita di Tullio Vinay, pastore valdese di cui le Edizioni dell’Asino ripubblicano alcuni scritti che vanno dal 1967 al 1983 con il titolo Speranze umane e speranza cristiana.

Per Vinay la fede e la predicazione del sacerdote si sono continuamente legate all’impegno politico. Lo testimoniano le sue parole e le sue azioni, in una coerenza più volte esplicitata come fondamentale per l’uomo ancor prima che per il cristiano.

Appena consacrato, si dedica a una notevole attività antifascista a Firenze, mettendo in salvo numerose famiglie di ebrei. Dopo la guerra fonda a Prali, presso Pinerolo, il centro ecumenico Agape, di spirito comunitario e internazionalista. Successivamente, costituisce la comunità di Riesi, nel cuore della Sicilia più misera. Dal 1976 al 1983 traduce la sua operosità in attività politica vera e propria, eletto senatore come indipendente all’interno delle liste del PCI.

Speranze e umane e speranza cristiana, in cui si raccolgono le riflessioni del pastore accanto agli interventi parlamentari e alla relazione di un viaggio nel Vietnam in guerra, sono la traccia del messaggio ideale e attivo di Tullio Vinay.

Le sue coordinate sono individuate dal Vangelo, guida anche politica per l’uomo che insegue verità e giustizia. E per essere “uomini nuovi”, nella Via indicata da Gesù Cristo, sostiene Vinay, è necessario sporcarsi le mani nella realtà e prendere posizioni scomode.

Una scelta che porta costantemente il sacerdote valdese a richiamare l’intera chiesa cristiana alla sua vera missione, troppo spesso trascurata nella storia per ammiccare al potere.

Una scelta che implica automaticamente il porsi in una minoranza al di fuori del sistema, che è quello del consumismo e dello sfruttamento capitalistico, ponendosi dalla parte degli oppressi.

Un punto di vista non troppo lontano dalla nota teoria berlingueriana dell’austerità. Ma con la complessa speranza che il segreto di tutto risieda nel lasciare spazio all’intervento dell’Imprevisto.