Marco Presta a #SOUL: “L’umorismo è una forma di sopravvivenza”

“Il vero umorismo si esercita sulle cose difficili della vita. I grandi umoristi ridono della morte, delle cose che fanno paura, per esorcizzarle e renderle tollerabili. Mai con cinismo, però. L’umorismo è una forma di pietà verso gli altri, un modo per combattere, una forma di sopravvivenza”. Con queste parole Marco Presta, noto conduttore radiofonico e televisivo, descrive a SOUL la vena ironica che contraddistingue il suo carattere e la sua personalità.

A colloquio per trenta minuti con Monica Mondo, la voce de “Il Ruggito del Coniglio” parla della radio, la sua prima passione, (“un po’ mi somiglia, è un mezzo timido, che instaura un rapporto col pubblico di affettività, quasi di parentela”) e della trasmissione che conduce da anni su Radio 2 insieme ad Antonello Dose, suo amico fin dai tempi dell’oratorio: “Avevo 15 anni quando facevo gli scherzi al parroco, giocavo con gli amici a San Policarpo, la mia parrocchia di Roma. Abbiamo trasformato l’oratorio in professione, il gioco in lavoro, lo straordinario in ordinario, come diceva don Bosco. La quotidianità può esserlo e quella che ci raccontiamo tutti i giorni alla radio lo è davvero”.

Allievo di Luca Ronconi (“un grande uomo di teatro, non solo un bravo regista, anche se persona spigolosa; se si accorgeva che ti piaceva il calcio eri finito”), Presta descrive con entusiasmo anche l’esperienza di conduttore per “La Classe”, il reality di Tv2000 dedicato alla scuola (in onda dal martedì al venerdì alle 13.45 e il lunedì alle 21.05): “Sono contento di lavorare a questo progetto: una sfida per ragazzi che hanno mollato proprio nella scuola dell’obbligo; sono dei veri fuochi d’artificio, è bello averli conosciuti. I ragazzi possono lasciare anche perché non trovano le persone giuste, dei maestri di vita, prima che di consecutio temporum. Tra l’altro, è più facile imparare anche il latino se dall’altra parte hai una persona che umanamente ti è vicina.”

A SOUL Presta spiega anche il suo modo di intendere la paternità (“Sono un padre presente, i ragazzi hanno bisogno di vedere anche fisicamente i genitori in casa. La presenza e la quantità sono importanti, l’esserci, soprattutto con i bambini”) e la felicità (“Bisogna trovare una via d’uscita anche quando la vita ti mette nell’angolo; felicità è serenità, non esaltazione, io l’ho provata, ed è una fortuna enorme“).

Si definisce “geometrico”, come il protagonista del suo ultimo romanzo, “L’allegria degli angoli”, perché cerca di far quadrare le cose come vorrebbe, ma poi ammette: bisogna “accettare la propria debolezza e farci i conti, usarla, dare un po’ di confidenza all’angelo custode, senza pensare che Dio sia un fattorino, anziché un Creatore, uno che ti porta anche le valigie… non è il lavoro suo, per fortuna. La fede non è un fast food, dove peraltro si mangia malissimo”.