#Anicec, a Roma due giorni di formazione:“Comunicare è costruire comunicazione”

padre Gianni Epifani insieme ai corsisti dell’Anicec negli studi di Tv2000

Si è concluso il 3 dicembre negli studi di Tv2000 il “cantiere della comunicazione”, momento forte del percorso di alta formazione per operatori della comunicazione e della cultura Anicec. Il corso è frutto del Direttorio Cei sulle comunicazioni sociali “Comunicazione e Missione” del 2004 (leggi il documento)

Molte le diocesi rappresentate in questa due giorni di formazione (2-3 dicembre), dall’Alto Adige alla Sicilia, per sottolineare che la comunicazione è luogo d’incontro che supera ogni barriera geografica, ogni impedimento logistico: comunicare è un cantiere in divenire, perché passa attraverso la relazione ed è un divenire di rapporti che s’intrecciano tra personale e professionale, tra fiducia e solidarietà.

Comunicazione e cultura: don Ivan Maffeis, Massimiliano Padula e padre Gianni Epifani durante il corso Anicec a Roma

Con una stretta di mano

Ed è proprio quanto è stato vissuto in queste due intense giornate già dalle prime battute: don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, salutando uno ad uno i corsisti, ha sottolineato l’importanza d’investire nella creazione di progetti che mettano in rete più persone perché “comunicare significa costruire comunicazione”. Slogan, questo, che ha aperto e chiuso il suggestivo video presentato da padre Gianni Epifani, coordinatore del corso: una carrellata d’immagini che mettono in luce come la comunicazione, per quanto un’azione naturale “perché non si può non comunicare”, fa sperimentare quotidianamente quanto sia difficile. Diffuse sono “la sensazione di non esser capiti” e la fatica di “mettere in comune la propria storia, i desideri dell’anima, la fede che arricchisce tanto la nostra esistenza”! Perciò Anicec invita ad accogliere la sfida a entrare nel mondo della comunicazione, formandosi per divenire parte attiva dei diversi processi comunicativi, attraverso la conoscenza e il buon uso dei media, compresi i social. È quanto ha messo in luce anche la presidentessa dell’Ucsi, Vania De Luca, che raccontando il viaggio di Papa Francesco in Polonia per la #Gmg2016 ha mostrato la bellezza e la fatica di utilizzare per una stessa notizia diversi mezzi di comunicazione. Proprio questo i corsisti hanno avuto la possibilità di sperimentare nei quattro laboratori (stampa, web, radio, tv) offerti dagli organizzatori dell’incontro.

Al termine della prima giornata formativa i corsisti hanno avuto modo di conoscere la realtà dell’Aiart. Un impegno che è stato illustrato dal presidente dell’associazione Massimiliano Padula che ha illustrato le caratteristiche del nuovo sito internet.

Vania De Luca, vaticanista di RaiNews 24, durante un momento del corso Anicec

Sul cantiere della comunicazione… con la stampa

Scrivere un articolo è una vera e propria esperienza sensoriale, che coinvolge tutti e cinque i sensi (olfatto, gusto, tatto, vista e udito)… Non si può prescindere da tutto ciò per “riuscire a trasmettere il cuore della notizia arrivando al cuore del lettore”. Insomma dando sapore a ciò che si comunica, un po’ come quando si sforna il pane. È uno dei suggerimenti del tutor-stampa, Vincenzo Corrado, caporedattore del Sir. Suggerimenti e consigli giunti anche dagli altri tutor: Franz Coriasco, che ha guidato il laboratorio radio, anche negli studi di inBlu Radio; il regista padre Gianni Epifani e Simone Chiappetta, che hanno coordinato il laboratorio tv e regia; e Vincenzo Grienti, di Tv2000, che ha animato il laboratorio web. Tutti hanno trasmesso la passione per una comunicazione che sia prossima all’altro… che stringa quasi la mano a chi se, pur lontano, leggendo una notizia, un post, un tweet, “è attraversato dalla voglia incontenibile di comunicare”.

A tutti i partecipanti è stato donato un abbonamento al quotidiano Avvenire che proprio nelle ultime settimane ha rinnovato il sito web.

Anicec: cantiere aperto

Due testimonianze

“Ho avuto occasione di frequentare il corso nel 2009, e devo riconoscere che mi sono state offerte innumerevoli possibilità di crescita interiore e in termini di competenza in ambito comunicativo”, racconta Stefania Manganelli, tra i partecipanti al percorso formativo che cita le parole di Papa Francesco al Convegno ecclesiale nazionale di #Firenze2015: “Più che un’epoca di cambiamenti stiamo vivendo un cambiamento di epoca”. Il cambio epocale degli ultimi anni, aggiunge Manganelli, “ha costretto ciascuno di noi a un continuo riadattamento nel nostro modo di porci, e ci ha seriamente interrogati, come cristiani, sulla nostra responsabilità di essere cittadini del nostro tempo. Il corso/cantiere è una risposta adeguata a questi interrogativi. Infatti, offre gli strumenti (dall’elmetto ai guanti, dalla carrucola alla gru) a diversi operai che lavorano insieme (gli animatori) alla costruzione di un edificio progettato da un insuperabile Architetto. Il lavoro è così bello (poiché gli ingegneri e i capo-mastri sono davvero eccellenti) che fa crescere in ciascuno il desiderio d’invitare  altre persone (addirittura tutti) a far parte della squadra”.

Per Pia Pezza, che ha frequento anche altre edizioni del corso, “l’esperienza Anicec è difficile da sintetizzare perché si è evoluta nel tempo, diversificandosi nei contenuti e nelle modalità. Si è passarti dal definire il significato della presenza nel contesto della comunicazione, alle modalità espressive con l’utilizzo della tecnologia sempre più complessa. È stato dato invece poco spazio all’approfondimento della cultura, intesa in modo ampio; è stato tralasciato quanto indicato nella Gaudium et Spes (§53), cioè la cultura che diventa progetto per la promozione umana. Una cultura che colga la dinamica degli avvenimenti e più generalmente del progresso e che diventi un’opportunità di crescita per tutti e non soltanto a beneficio per pochi. Senza una visione complessiva, la comunicazione ne risulta impoverita, ripiegata sugli aspetti tecnici che, anche se molto importanti, non possono esprimersi in tutta le loro potenzialità”. Pertanto, conclude Pezza, “è auspicabile una riflessione sull’esperienza Anicec per una maggiore incisività sui tempi attuali”.

Un bella sfida… da cogliere al volo… Anche perché il cantiere non chiude mai!

Sono aperte, infatti, le iscrizioni all’edizione 2017: un’occasione da non perdere!