Brasile, nelle mani di Bolsonaro – 30 maggio 2019

Dopo anni di corruzione ad alti livelli, il Brasile ha scelto come presidente Jair Bolsonaro, l’uomo delle maniere forti. Ma il bilancio dei primi mesi è negativo: più facile l’acquisto di armi e lo sfruttamento della foresta amazzonica, più difficile la vita per le associazioni di volontariato.

Complice anche il momento difficile dell’economia, sembrano lontani i tempi del Brasile che si candidava con Russia, India, Cina e Sudafrica a un posto di primo piano nella comunità internazionale. Il gigante sudamericano vive oggi una fase complicata, aggravata dalla bufera giudiziaria sugli ultimi 3 presidenti della Repubblica: l’impressione è che la Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana, non si sia ancora conclusa dopo gli arresti di Lula e Temer e le accuse a Dilma Rousseff. Gli elettori hanno dunque optato per un cambio radicale, affidandosi a un uomo forte: vicinissimo ai militari (presenti nei governo con 8 ministri su 22), appoggiato dagli evangelicali e dall’estrema destra, Bolsonaro è la versione brasiliana di Trump e Duterte. Ha rapporti difficili con i vescovi cattolici, teme molto il Sinodo sull’Amazzonia indetto da Papa Francesco, chiude i rubinetti alle associazioni che si occupano degli emarginati e delle fasce sociali più a rischio. Una di queste è la Casa do menor, fondata dal missionario italiano Renato Chiera, protagonista del reportage di Goffredo Merolla e Gloria Rebecchi: un ritratto – attraverso testimonianze di politici, docenti universitari, gente comune – del Brasile di oggi e dei suoi problemi, a cominciare da quella povertà diffusa che sembra però confinata in un mondo a parte, senza mai incrociare la vita dei ceti benestanti. In studio con Andrea Sarubbi, per analizzare tutti questi temi, c’è Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire e grande esperta di America Latina.

La puntata, aperta dalla copertina di Solen De Luca, si chiude con un’opera d’arte legata al tema trattato: questa settimana si tratta del murale “Etnias” che l’artista brasiliano Eduardo Kobra realizzò nel Boulevard Olimpico di Rio de Janeiro in occasione dei Giochi 2016, dedicato alla convivenza pacifica tra popoli diversi.