Libano, un paese al tracollo – Puntata del 20 febbraio 2020

Stremato dalla crisi economica, il Libano scende in piazza per chiedere alla politica un cambiamento totale. Il nuovo governo, formato dopo mesi di stallo, non riesce a placare le proteste, in un’area cruciale per gli equilibri del Medio Oriente. In occasione dell’incontro a Bari dei vescovi del Mediterraneo, è questo l’argomento di Today, l’approfondimento sull’attualità internazionale condotto da Andrea Sarubbi.

Era la Svizzera del Medio Oriente, oggi il Libano assomiglia più alla Grecia di qualche anno fa: la profonda crisi economica con l’intervento del Fondo monetario internazionale, le sofferenze per la popolazione, le proteste di piazza contro un’intera classe politica. A differenza della Grecia, però, il Paese dei cedri non ha l’Unione europea a darle una mano, ma un contesto regionale piuttosto complicato: dalla presenza forte dell’Iran alle tensioni con Israele, passando per il numero impressionante di profughi siriani accolti sul suo territorio. Proprio il rapporto con i rifugiati è oggi messo a dura prova dalla crisi, all’insegna di una guerra tra poveri che non giova a nessuno: lo racconta il reportage di Massimiliano Cochi, che documenta lo stato d’animo della popolazione libanese in momento drammatico e compie un viaggio tra i muri eretti a Beirut, i negozi chiusi, il welfare inesistente, gli stipendi dimezzati, i mutui divenuti chimere con una moneta nazionale che da ottobre ha perso metà del proprio valore. In studio, con Andrea Sarubbi, analizza questi temi Gaja Pellegrini Bettoli, giornalista che da alcuni anni vive e lavora tra l’Italia e il Libano. In collegamento da Bari, l’inviato di Tg2000 Francesco Durante fa il punto sull’incontro “Il Mediterraneo, frontiera di pace”, con un’attenzione particolare alla partecipazione dei vescovi libanesi.

La puntata, aperta dalla copertina di Solen De Luca, sarà chiusa come sempre con un riferimento all’arte. In questo caso si racconta la storia di Ouzai, un quartiere di Beirut che nel 2015 era sommerso dall’immondizia e che l’imprenditore libanese Ayad Nasser, emigrato da piccolo in Germania per fuggire dalla guerra civile, ha trasformato in Ouzville, un museo a cielo aperto.