Sindaco di Ferrandina: “Cittadini non sono al sicuro”
Inchiesta del Tg2000 sullo stabilimento ex Materit a Ferrandina in Basilicata.
Per la prima volta telecamere all’interno della fabbrica abbandonata mostrano i ‘big bags’ tossici, alcuni anche aperti 

Roma 18 giugno 2018. Oltre 600 sacchi pieni di amianto tossico pericoloso per la salute dei cittadini all’interno dello stabilimento ex Materit a Ferrandina, Comune della Val Basento, in Basilicata. Una fabbrica abbandonata che, tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, ha prodotto migliaia di manufatti in amianto. Le telecamere del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, sono riuscite ad entrare per la prima volta all’interno dell’area di circa 77 mila metri quadri. Un’inchiesta curata dalla giornalista Caterina Dall’Olio che ha fatto emergere la pericolosità di questi ‘big bags’, grandi sacchi pieni di amianto soprattutto allo stato friabile, il più nocivo e mortale.
“E’ la prima volta che qui entra una telecamera – ha detto il vicesindaco di Ferrandina, Maria Murante, entrando anch’essa per la prima volta nello stabilimento insieme alle telecamere del Tg2000 – devo dire che sono impressionanti, non li avevo mai visti. Quei sacchi dovrebbero essere sicuri”.
Dalle immagini all’interno della fabbrica girate con un drone la realtà è diversa: da alcuni sacchi che sarebbero dovuti essere sigillati fuoriesce della polvere di amianto.
“Alcuni pastori – ha proseguito il vicesindaco – hanno rotto le recinzioni per far pascolare le proprie pecore all’interno dell’area contaminata andando così a intaccare tutto il ciclo alimentare. Qualcuno sostiene anche che ci possano essere delle lastre di amianto sotto il terreno. Ma è un’ ipotesi su cui nessuno ha mai fatto una verifica”.
Nonostante i sigilli lo stabilimento è confinante con il fiume Basento che sfocia nel Mar Ionio. “Non mi sento assolutamente tranquillo. La comunità e le aziende circostanti oggi non sono al sicuro”, ha detto il sindaco di Ferrandina, Gennaro Martoccia, dando voce alle paure degli abitanti, molti di loro colpiti da tumore causato proprio dall’amianto. “La responsabilità della bonifica – ha aggiunto il sindaco – ce l’ha la Regione che d’accordo con il ministero deve fare la bonifica”.
La Regione Basilicata, a seguito dell’accordo con il Ministero dell’Ambiente del 2013, ha a disposizione per la bonifica Materit circa 3,5 milioni di euro. La gara d’appalto è stata fatta per l’affidamento dei lavori, ma è stata subito invalidata con una sentenza dal Tar confermata dal Consiglio di Stato perché l’ azienda arrivata prima non è stata ritenuta idonea per i lavori.
“C’è stato un lungo periodo – ha sottolineato l’ assessore all’ambiente della Regione Basilicata, Francesco Pietrantuono – in cui il paese Italia sulle tematiche ambientali è stato molto leggero. Il progetto esecutivo in base alla gara riportava meno di un anno nella realizzazione degli interventi. Mi sento arrabbiato nei confronti di una burocrazia che tiene in stallo l’esecuzione di lavori che considero sicuramente una cosa non complessa”.

Prima parte:

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A un paio di chilometri dallo stabilimento ex Materit ci sono abbandonati un centinaio di sacchi di amianto. “Questi sacchi sono abbandonati qui da più di vent’anni. In realtà non si sa chi li abbia abbandonati. Ci sono varie teorie a proposito la più accreditata è quella che sia stata la ex proprietà ad abbandonarli”. Una polvere letale tenuta in custodie mai sostituite sottoposte alle intemperie, con solo un telone di plastica come riparo, per altro rotto in più punti.

Seconda parte:

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18 Giugno 2018