Papa Francesco su Tv2000 con ‘Io credo’. Prima puntata

lunedì 17 febbraio ore 21.05

 

Dopo il Padre Nostro e l’Ave Maria, il Pontefice conclude la trilogia sulla preghiera
‘Io credo’

Roma, 14 febbraio 2020. “Alcuni dicono: ‘No, satana non esiste: noi abbiamo dentro un po’, per le nostre malattie materiali, spirituali, psichiche abbiamo questa tendenza anche al male’. È vero che noi siamo feriti, siamo persone ferite; ma satana esiste: è il seduttore”. Lo afferma Papa Francesco nella prima puntata del programma ‘Io credo’ in onda su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) lunedì 17 febbraio ore 21.05. Terzo appuntamento su Tv2000 di Papa Francesco che conclude la trilogia sulla preghiera con il Credo. Il programma è condotto da don Marco Pozza, per la regia di Andrea Salvadore.

 

Ospite della prima puntata il filosofo Salvatore Natoli, un pensatore non credente che dialoga sul Credo con don Marco. All’interno della puntata anche la storia di accoglienza verso i minori in difficoltà di don Beppe Gobbo nella Contrada-progetto famiglie della coop. Radica’ a Calvene (Vicenza).

“Satana – aggiunge il Papa nell’intervista a Tv2000 – appare nelle prime pagine della Bibbia, perché è una realtà che tutti noi abbiamo come esperienza. Tutti noi abbiamo nel cuore l’esperienza della lotta tra il bene e il male; al momento di fare una scelta, per esempio, sempre abbiamo questa esperienza. Lottare tra il bene e il male. E tu senti qualcosa che ti attira a fare il bene, amare il prossimo, per esempio, fare un’opera di carità, pensare una cosa bella e qualcosa che ti dice ‘no, quella non è la strada, non sarai felice: questa è la strada’, e ti fa vedere”.

“Le seduzioni”, conclude il Papa nella prima puntata del programma di Tv2000, “vengono presentate ma in modo diverso da come Dio si presenta. Ambedue hanno linguaggi diversi. ‘Credo in Dio, Padre, onnipotente, creatore, redentore’, e non dico ‘credo in satana’, perché io non mi affido a satana come un bambino si affida alla mano del papà; credo in satana: credo che esiste. Ma non lo amo. Non dico ‘credo’: io so che esiste. Non lo amo e devo difendermi dalle sue seduzioni. A me sempre colpisce Gesù nell’Ultima Cena quando prega per i discepoli e chiede al Padre la grazia di salvarli dalla mondanità. E la mondanità è l’atmosfera di satana: si muove nella mondanità. Cioè, lo spirito del mondo. E satana è così”.

 

 Tv2000, Natoli: “Il mio rapporto con la fede è razionale”
Il filosofo ospite della prima puntata del programma ‘Io credo’

 

Roma, 14 febbraio 2020. “Il mio rapporto con la fede, diventa razionale da presto, da subito e quindi entro in una dimensione di poter sostenere con argomenti razionali, la sensatezza della fede”. Lo afferma il filosofo Salvatore Natoli nella prima puntata del programma ‘Io credo’, in onda su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) lunedì 17 febbraio ore 21.05, condotto da don Marco Pozza e per la regia di Andrea Salvadore. Natoli un pensatore non credente dialoga sul Credo con don Marco. All’interno della puntata anche la storia di accoglienza verso i minori in difficoltà di don Beppe Gobbo nella Contrada-progetto famiglie della coop. Radica’ a Calvene (Vicenza).

“Io sono credente – spiega Natoli – nel senso che appartengo ad un mondo credente, al cosiddetto mondo cattolico, quindi un ‘credente d’ambiente’, come in genere la maggior parte dei credenti. La maggior parte dei credenti eredita una tradizione. E poi sceglie, questo avviene in un secondo momento, ma di base la credenza è un’appartenenza. Quindi nasco in questo contesto, con gli oratori, quello che fanno i giovani… E poi incontro un professore invece marxista, che io stimo. Una cosa al contrario. E allora mi domando: come è possibile che io creda, e lui non crede? Chi ha ragione dei due? E allora comincio a problematizzare la fede, sia per giustificare la mia credenza, sia per giustificarla dinnanzi agli altri”.

Nella lunga intervista con don Marco Pozza tra i diversi temi il filosofo affronta anche il concetto di comunità e il cristianesimo comunitario: “Noi esistiamo perché apparteniamo ad una comunità, ma apparteniamo a noi stessi. Se vogliamo appartenere troppo a noi stessi, rompiamo il legame di comunità. Se la comunità ci riassorbe, ci tira dentro, ci uccide e si impoverisce. Quindi il gioco è tra appartenere e appartenersi e la storia della morale può essere scritta come gioco tra le libertà, tra l’appartenere e l’appartenersi”.

Natoli parla infine della carità che unisce credenti e non credenti: “Si può usare il termine ‘cristiano’, ‘carità’, ma si può usare anche un termine molto più corrente, che è imparentato con la carità, che è la generosità. L’uomo generoso è colui che si mette a disposizione senza chiedere contropartite”.