Papa Francesco su Tv2000 con ‘Io credo’. Sesta puntata. Ospite Giovanni Bachelet

Lunedì 23 marzo ore 21.10

 
 
Dopo il Padre Nostro e l’Ave Maria, il Pontefice conclude la trilogia sulla preghiera
Io credo’
 
In onda lunedì 23 marzo ore 21.10
 
Papa Francesco e don Marco Pozza

Roma, 21 marzo 2020. “Un cristiano che non è capace di perdonare deve chiedere molto al Signore che gli dia la grazia di perdonare, perché compromette il proprio perdono da parte di Dio. Se tu non perdoni, rischi di non essere perdonato. E questa è la grandezza di Dio: io ti faccio questo, ma tu fai lo stesso”. Lo afferma Papa Francesco nella sesta puntata del programma ‘Io credo’ in onda su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) lunedì 23 marzo ore 21.10. Terzo appuntamento su Tv2000 di Papa Francesco che conclude la trilogia sulla preghiera con il Credo. Il programma è condotto da don Marco Pozza, per la regia di Andrea Salvadore.
Ospite della sesta puntata Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate Rosse. All’interno della puntata anche la storia di Giuseppe Mennuni della cooperativa Pietra di Scarto a Cerignola (provincia di Foggia) che dà lavoro ai detenuti in esecuzione penale esterna.
“Credo che la Chiesa madre – aggiunge il Papa a Tv2000 – , con il sacramento della riconciliazione ci dice come lei perdona, è capace di perdonare i peccati. Ci sono i Missionari della Misericordia che hanno la potestà di perdonare tutto ma il problema è quando noi, uomini e donne di chiesa, dobbiamo imitare la Chiesa madre. Io sono andato a confessarmi, sono stato perdonato ma poi sono incapace di perdonare, e faccio uno scisma dentro di me: una parte mia che chiede a Dio che mi perdoni, e una parte mia che non sa perdonare. E così comprometto anche il perdono di Dio su di me: perdona i nostri debiti come noi siamo capaci di perdonare gli altri. E’ una condizione, è una doppia”.
Papa Francesco nell’intervista a Tv2000 parla anche della classe politica: “Io prego tanto per i politici perché sono uomini e donne che devono lottare ogni giorno per portare il bene del Paese avanti e hanno tante tentazioni, poveretti … e tanta buona volontà. Io credo che tutti i politici abbiano buona volontà, all’inizio; poi qualcuno può andare sulla strada sbagliata e dobbiamo aiutarli con la preghiera: perché loro devono custodire il Paese, la Nazione, portare avanti la gente, aiutare il popolo che cresca, che sia fecondo, che sia felice, che abbia del lavoro che è la dignità che viene dal lavoro; che possa avere dei figli: pensiamo ai politici, oggi, in alcuni Paesi d’Europa che devono risolvere il problema dell’inferno demografico. Come lo risolvono? E’ una responsabilità grande, che loro sentono, perché è coinvolto il futuro del Paese. Dico questa responsabilità; pensiamo all’educazione, pensiamo alla sanità…tante responsabilità che ha un politico…Noi non possiamo lasciarli soli. Pensate a quello che ha detto Paolo VI: ‘La politica è la forma più alta della carità’, aiutarli che possano portare questo amore nello sviluppo del proprio popolo, della propria nazione”.

 
 
Giovanni Bachelet a Tv2000: “Mio padre rifiutò la scorta. Non gli piaceva Paese militarizzato”
Figlio di Vittorio ucciso dalle Brigate Rosse ospite della sesta puntata del programma Io credo’
 
In onda lunedì 23 marzo ore 21.10
 
Don Marco Pozza e Giovanni Bachelet

Roma, 21 marzo 2020. “Dopo la morte di Moro, poi, ancora di più, ma paradossalmente, proprio per via delle modalità del rapimento e della morte di Moro, a mio padre, credo abbiano anche offerto la scorta, ma non l’ha voluta, perché aveva l’impressione che in quel momento non era con quel sistema che si sconfiggeva il fenomeno”. Lo afferma Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet assassinato dalle Brigate Rosse, nella sesta puntata del programma ‘Io credo’, in onda su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) lunedì 23 marzo ore 21.10, condotto da don Marco Pozza e per la regia di Andrea Salvadore. All’interno della puntata anche la storia di Giuseppe Mennuni della cooperativa Pietra di Scarto a Cerignola (provincia di Foggia) che dà lavoro ai detenuti in esecuzione penale esterna.
“Mio padre diceva – ha ricordato Bachelet a Tv2000 – ‘se sono riusciti, con una scorta di cinque agenti, a far fuori tutti, vuol dire che se uno va con cinque vengono con dieci, se uno va con dieci vengono con venti. Questi vogliono far militarizzare il territorio, far credere che noi siamo in un Paese – come quando la Germania occupava l’Italia – militarizzato e io non ci voglio stare’”.
“Il vuoto lasciato da mio padre è grande – ha aggiunto Bachelet a Tv2000 – ma è grande anche per altri che non sono stati uccisi. Cioè la morte fa parte della nostra vita. Se non crediamo e se non speriamo nella resurrezione dei morti, quando uno viene meno, è un buco che non si chiude più, oppure si chiude con forme di rimozione – come uno che dice mi bevo un bicchierino, così mi scordo”.