Antonio Rezza, protagonista di Metadietro, è l’ospite della nuova puntata di Retroscena – I segreti del teatro, condotto da Michele Sciancalepore, in onda martedì 3 febbraio in seconda serata su TV2000. Insieme a Flavia Mastrella, Rezza ci conduce nei meandri della sua nuova esilarante e surreale creazione dove il disagio apocalittico si fonde e dialoga con la risata straniante e dilagante. Tra rito e sberleffo, l’artista, Leone d’oro alla carriera, svela la genesi di un’opera nata dal naufragio delle certezze, un viaggio dove il progresso cede il passo alla verità nuda dell’essere.

La nuova puntata di Retroscena si addentra nel cuore instabile e visionario di Metadietro, l’ultimo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Si tratta di un’esperienza teatrale più che di un racconto, un’opera che rifiuta spiegazioni univoche e che, come dichiarano gli stessi autori a Michele Sciancalepore, non nasce per “farsi capire”, ma per essere vissuta visceralmente. «È un’esperienza di vita – afferma Mastrella – chi viene deve pensare di vivere un’esperienza, non di vedere qualcosa». In scena, Rezza appare come un ammiraglio vestito di blu, solo ma circondato da voci che costruiscono un affollamento invisibile. È l’inizio di una traversata che muta continuamente forma: nave, astronave, veliero. L’habitat creato da Flavia Mastrella non è una scenografia, ma un organismo vivo, plastico e abitabile. Uno spazio che non contiene l’azione, ma la genera attivamente. «L’habitat comunica – spiega Mastrella – e Antonio entra in relazione con esso in modo organico. Se la struttura è autentica, parla da sola». Durante l’intervista, il duo racconta di un’arte che non parte da un’idea da dimostrare, ma da un’urgenza accidentale, aperta alle interferenze del reale. «Non diamo spiegazioni perché sarebbe troppo semplice – incalza Rezza – l’opera non arriva mai da sola a spiegarsi». Litanie di numeri, nascite, morti, bambini e confini emergono senza un programma prestabilito, eppure nulla è neutro. «L’arte prevede quello che può accadere», osserva Rezza, rivendicando una funzione profetica del gesto creativo. Metadietro chiama in causa anche lo spettatore, invitato a salire sul palco e a diventare parte di una drammaturgia già in movimento. È un teatro che rifiuta le appartenenze rigide e rivendica una sacralità laica dell’atto performativo: «Non c’è nulla di provocatorio, c’è solo l’essere presenti». Un invito finale a perdersi nei linguaggi dell’assurdo, dove il teatro diventa l’unico luogo in cui le cose non si spiegano, ma si attraversano.

Al termine della puntata l’appuntamento con la “sand artist” Gabriella Compagnone e infine la rubrica W il teatro, con i trailer teatrali degli appuntamenti della scena italiana selezionati da Retroscena.

30 Gennaio 2026