Retroscena a Siracusa: Antigone e Alcesti, i grandi miti del teatro greco
“Antigone” di Sofocle diretta da Robert Carsen e “Alcesti” di Euripide diretta da Filippo Dini sono al centro dell’ultimo appuntamento stagionale di ‘Retroscena – I segreti del teatro’, il programma di Michele Sciancalepore, in onda martedì 19 maggio in seconda serata su Tv2000. Il programma si sposta nel teatro di pietra più antico e mistico dell’Occidente, il Teatro Greco di Siracusa, cuore della 61ª edizione delle rappresentazioni classiche dell’INDA, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico, per raccontare due capolavori della cultura greca antica accomunati dalla forza di donne impavide che mettono a nudo l’arroganza del potere maschile, invocando un nuovo equilibrio e una relazione diversa tra i generi.
Ad aprire il focus su Siracusa è “Alcesti“, con la regia di Filippo Dini che trasforma il dramma euripideo in un viaggio onirico e borghese. Al centro, il sacrificio della regina di Fere, interpretata da una magnetica Deniz Özdoğan, che sceglie di morire per il marito Admeto. Lo spettacolo scava nell’empietà di un potere maschile che accetta il dono estremo per poi trincerarsi nella codardia. Il finale è dirompente: Alcesti torna dall’Ade in un silenzio ostinato che agisce come un atto d’accusa. Come spiega la stessa Özdoğan, la sua è una scelta di libertà estrema: «Alcesti muore non solo per amore, ma anche per una visione di giustizia e dignità che l’uomo non riesce a comprendere». Per il regista Filippo Dini, mettere in scena questo testo oggi significa confrontarsi con il fallimento di un sistema: «Il silenzio di Alcesti è lo specchio in cui Admeto, e con lui tutto il genere maschile, deve finalmente guardare la propria nudità morale». A completare il nostro viaggio a Siracusa è l’“Antigone” diretta da Robert Carsen, che trasforma il Teatro Greco in un algido tribunale di ghisa e cemento. Lo spettacolo si apre con un’immagine potente: una parata funebre di cinque minuti, avvolta in un silenzio assordante, dove vengono deposte quaranta salme di caduti in guerra. In questo scenario di lutto bellico si staglia l’eroina interpretata da Camilla Semino Favro, una figura “adamantina” che sfida il potere di Creonte per obbedire alle leggi non scritte del cuore. Carsen dirige le masse come figure geometriche, riflettendo la spietatezza della politica contro la pietas individuale. L’attrice descrive a Michele Sciancalepore il metodo del regista come un connubio di rigore e umanità: «È maniacale nella cura del dettaglio e allo stesso tempo possiede una profonda sensibilità». Il conflitto tra Antigone e lo Stato diventa così un monito universale sulla necessità di opporsi alla disumanità della legge quando questa calpesta la dignità dell’uomo. A seguire, come ormai di consueto al termine della stagione, le nostre Gocce di Memoria, una selezione dei momenti più emozionanti, dei viaggi e degli incontri che abbiamo vissuto in questo anno di lavoro.
14 Maggio 2026