“Vorrei fare un film su Pietro e Paolo”. Lo dice a SOUL la regista Liliana Cavani nell’intervista di Monica Mondo, la regista di pellicole di successo come “Il portiere di notte”, “Al di là del bene e del male”, “La pelle”, “Il gioco di Riplay” racconta la sua storia, la sua indomita e intensa voglia di libertà. Rivedi l’intervista
“È incredibile – prosegue – che due straccioni vengano a Roma – la New York del tempo, il luogo in cui abitavano tutte le divinità, bellissime, dorate, strane – a predicare la giustizia e la fraternità con un seguito per lo più di schiavi. E che lo facciano per propagare un Dio che non solo è morto, ma è morto in croce ed è risorto. E loro sono morti per Lui. Una follia seminata in tutto il mondo”. Intervistata da Monica Mondo, la regista di pellicole di successo come “Il portiere di notte”, “Al di là del bene e del male”, “La pelle”, “Il gioco di Riplay” racconta la sua storia, la sua indomita e intensa voglia di libertà. “Sono cresciuta coi nonni, così laici da sposarsi in municipio nel 1917, e con i miei zii – dice -, si chiamavano Libero e Libera, credevano nel progresso e anch’io ci credo, malgrado tutto”. Alla regia di ben tre opere su San Francesco, la Cavani spiega come nasce la sua ammirazione per il poverello di Assisi: “E’ un personaggio straordinario, di una modernità sconcertante, inattuale perché troppo attuale, dobbiamo sempre raggiungerlo. L’ho cercato per capire il senso della storia e dell’avventura umana. È il primo che parla di fraternitas, uno dei tre nomi simbolo della Rivoluzione Francese, e in lui mi stupisce la totale mancanza di critiche nei confronti della Chiesa. Francesco credeva che la vera rivoluzione la fai in te stesso, conta il tuo cambiamento, il rapporto di te con Dio, e che è soltanto con l’esempio che puoi indurre qualcuno a seguirti, col contagio umano, non con la propaganda”. Inevitabile un riferimento a Papa Bergoglio di cui dice: “ La comunicazione è un’arte molto speciale e lui ha la virtù di trovarcisi bene. Non so da dove venga questo dono straordinario, questa forza magnetica nella semplicità. È una cosa molto francescana”. Nel ritratto inedito della Cavani, in onda a una settimana esatta da Pasqua, anche una riflessione sulla Resurrezione: “Se ci non credi è tutto vano. Accadrà. È la cosa più affascinante che mi ha insegnato San Francesco che chiamando la morte “sorella” rimanda a un’idea di fraternità che scavalca il tempo. E perché non si dovrebbe scavalcare? In fondo è un limite non solo della ricerca, ma anche della fantasia. Io accetto questa sfida”.

27 Marzo 2015

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