Nel mezzo del Cammin continua con l’entrata di Dante all’Inferno. Questo passaggio è parte necessaria del suo viaggio, del nostro viaggio. Non dobbiamo spaventarci dei nostri peccati, della nostra fragilità. L’unico problema è come viviamo tutto questo. L’alto e il profondo coincidono. Se siamo leali nel riconoscere le nostre debolezze possiamo gridare “miserere”, possiamo chiedere misericordia e accedere a un’esperienza di perdono.

In questa puntata Dante inizia il proprio cammino verso la salvezza.

Secondo Franco Nembrini proprio dall’incontro col male possiamo arrivare al grande Redentore. Partiamo tutti dal peccato originale, da una debolezza originaria.

Tutti dobbiamo riconoscere il nostro male e avere il coraggio di alzare la testa, di vivere all’altezza dei nostri desideri. Non bisogna accontentarsi.

Nella selva oscura nella quale si ritrova, Dante incontra tre belve che lo assalgono. Esse rappresentano tutto il male possibile che segna la storia di ogni uomo.

Una debolezza strutturale, originale, impedisce la nostra salvezza.

Dice Nembrini che proprio in Dante è richiamata la vita cristiana. Mentre, infatti, il male assoluto si sintetizza nell’usura, nella lussuria e nel potere, che sono i  vizi rappresentati dalle singole belve incontrate dal Poeta lungo il proprio cammino, la virtù viene invece riconosciuta nella povertà, nella castità e nell’obbedienza, esercitate da chi dedica la propria vita nel seguire la presenza di Cristo nella storia.

Dante all’improvviso si ritrova davanti un’ombra, una misteriosa figura, gratuitamente presente e del tutto inaspettata.  Di fronte a questo male e alla sua richiesta di aiuto si apre quindi una possibilità. Si svela una presenza la cui identità verrà rivelata la settimana prossima con il proseguimento de nostro viaggio.

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5 Gennaio 2016

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