Questa è un a puntata particolare. Una parentesi, ma essenziale per capire dal di dentro la struttura simbolica della Commedia. Come sapevano i medievali, i numeri non sono casuali, hanno un significato. Ci sono dei numeri speciali che emergono tra le cantiche, e si palano l’un l’altro? Per esempio, Nembrini parla da una riflessione sulla croce:  strano che la Divina Commedia non abbia la croce, non solo a livello di contenuto del testo, ma anche come elemento formale che costituisce il testo stesso. Come per esempio accadeva nella costruzione della cattedrali, in cui si decideva prima la forma della pianta, che ne determina poi  tutta l’architettura. Il più celebre dantista del ‘900, Charles Singleton, faceva notare une elemento particolare: tutto nella Commedia è perfetto, calcolato, misurato, calibrato. Ma che ci sarebbe però un elemento assolutamente casuale: la lunghezza dei canti. Pareva infatti che non rispondessero ad alcun criterio particolare. Singleton provò così a riportare lo schema di ogni canto, mettendo in sequenza il numero dei versi, e accorgendosi di una cosa strana: che c’è un gruppo di sette  canti, nel purgatorio, la cui quantità e  lunghezza non può essere casuale.  E sono canti in cui Dante mette a tema, in modo esplicito,il cuore dell’opera: la natura dell’amore, la dinamica amorosa come natura di Dio e dell’uomo e la grande problematica della libertà. Perché  il numero sette e non un altro? Sette è il numero della creazione, il numero dell’uomo che vive e cammina in questa terra. Sette sono i sacramenti e le virtù teologali e cardinali, sette sono i vizi capitali, il numero sette insomma indica l’uomo. Tendenzialmente si tratta dell’uomo precedente alla venuta di Cristo, l’uomo della creazione generato da Dio che compie il peccato originale. Gli altri due numeri importantissimi poi sono il dieci (ovvero sette più tre): l’uomo che incontra Dio, nel momento dell’incarnazione e della venuta di Gesù. Il dieci è infatti il numero di Dio che viene incontro all’uomo, quindi il numero della misericordia. E il tredici, spesso indicato come il numero che accosta il Dio dell’antico e quello del nuovo testamento, il Dio Unico e il Dio Trino. Il nodo che lega le due epoche, e perciò il momento di Gesù, della salvezza e della redenzione. Franco Nembrini esplora questo incredibile universo dei numeri nella Divina Commedia, senza diventare filologo, ma esponendo suggestioni originali cresciute lungo tutte le sue esperienze a di studio e frequentazione  con la Commedia.  Non sono sovrastrutture, ma chiave per entrare nella sua anima, e spalancarci un mondo di significati che abbiamo superficialmente disimparato a leggere.

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19 Aprile 2016

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