“Nel mezzo del cammin” – Puntata 21 – La porta per accedere al Paradiso

Siamo alla fine dell’Antipurgatorio, alla metà del monte dove si trova la Porta del Purgatorio. Dante si sveglia lontano dal punto in cui si è addormentato, e questo lo confonde. Come lo confonde il fatto di non vedere il suo Maestro Virgilio, che invece è poco distante da lui. La paura è figlia della solitudine e nasce dal timore di un possibile sacrificio. Ma qual è il modo per vincere questo sentimento che ci fa rimanere bloccati, con la testa china, e che ci leva la forza di guardare in alto? È l’irrompere di una presenza nella vita, il cui amore e la cui forza ci rende capaci  di andare avanti, di compiere sacrifici. Dante avvicinandosi alla porta del Purgatorio, accompagnato dal suo Maestro, nota che è preceduta da tre gradini, che testimoniano tre momenti del sacramento della confessione:  la contritio cordis, ovvero la consapevolezza dei peccati. È rappresentata dal primo gradino che appare luminoso e limpido, come uno specchio dentro al quale ci sia guarda; la confessio oris, che è il momento nel quale viene data voce alla pena. Momento difficile che fa vergognare e soffrire. È rappresentato dal secondo gradino che appare scuro e ruvido; la satisfactio operis, è il momento del vero pentimento. Rappresentato dal rosso sangue del terzo grandino. La porta del Purgatorio è custodita da un Angelo, ma è un angelo diverso dagli altri: la sua veste è grigia proprio per ricordare e sottolineare la penitenza e  si serve di due chiavi, rappresentanti anch’esse due momenti della confessione:  la chiave d’argento ovvero la saggezza e la sapienza del Prete che confessa, la chiave d’oro o la Grazie di Dio che interviene perdonando definitivamente. L’una non può esistere senza l’altra, entrambe sono indispensabili per raggiungere il perdono dalla confessione. Per chiedere perdono non basta infatti il mero pentimento rivolto esclusivamente  a Dio perché non si ha la certezza di essere perdonati. È necessario rivolgersi a un altro uomo, fatto di carne ed ossa, perché se così non fosse sarebbe un perdono legato a un nostro sentimento, a una nostra impressione. Il problema reale è che perdonare noi stessi non è mai facile.

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