“Nel mezzo del cammin” prosegue nella lettura del primo canto dell’Inferno, con l’uscita dalla selva infernale e il suo incontro col poeta Virgilio. Dio prende e salva Dante attraverso le due cose che ama maggiormente: la letteratura e la donna. E Virgilio, maestro di letteratura, si muove a salvarlo per l’intercessione della donna amata, Beatrice. Come afferma Franco Nembrini, ognuno trova la propria strada andando dietro ai desideri che ha nel cuore, alle cose che ritiene convenienti, grandi, buone. Dio ci dona alla nascita una sensibilità particolare che ci permette di saper gustare le cose belle attraverso cui il mistero, l’infinito ci vengono incontro e si rivelano. Bisogna desiderare sempre e tanto, bisogna desiderare il massimo perché in fondo a ogni nostro desiderio possiamo trovare la nostra unica e più profonda vocazione. Altro tema fondamentale affrontato è quello del dolore. Secondo Nembrini solamente tramite una sofferenza autentica e profonda si possono comprendere le cose vere. Il dolore più profondo è quello per il proprio male, per la propria debolezza, per il proprio bisogno. L’unico viaggio che vale la pena fare è perciò quello dentro se stessi. È veramente beato non colui che girerà il mondo, ma colui che riuscirà sempre a guardare la realtà con gli occhi di un bambino. Virgilio propone a Dante e a ogni uomo proprio questo tipo di viaggio. Ci invita a pescare il cuore vero della vita e delle cose, ad andare in profondità. Questo coraggio, questo ardire, questa franchezza sono necessari per comprendere la promessa di bene, di grandezza, di felicità con cui veniamo al mondo e tramite la quale la nostra umanità non si sente tradita.

7 Gennaio 2016

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