San Vitale, 33 gradini sotto Via Nazionale

San Vitale - Mauro Monti

La tradizione vuole che questa chiesa fosse stata costruita con la vendita dei gioielli donati dalla matrona Vestina, alla fine del IV secolo, in onore dei Ss. Martiri Gervasio e Protasio, di cui S. Ambrogio aveva trovato i resti a Milano, e ai quali era stato dedicato un oratorio nella valle tra il Quirinale e l’Esquilino.

Compiuta la costruzione secondo la volontà della pia matrona, il tempio eretto in forma basilicale in tre navate divise da colonne, fu dedicato fra gli anni 408 e 412 da Innocenzo I (401 – 417) ai Santi Martiri del primitivo oratorio, erigendovi il titulus Vestinae.

Nel 590, in seguito ad una grande piena del Tevere, che distrusse tra l’altro i granai della città e il ponte di Agrippa, si sviluppò a Roma una terribile epidemia di peste che decimò la popolazione e uccise il papa Pelagio II (579 – 590). S. Gregorio Magno (590 – 604), chiamò il popolo in preghiera istituendo una litania settiforme, cosiddetta perché formata da sette cori: nel primo fu messo tutto il clero, nel secondo gli abati con i loro monaci, nel terzo le badesse con le loro congregazioni, nel quarto i bambini, nel quinto i laici, nel sesto le vedove e nel settimo le donne sposate. Ognuno di questi cori si doveva avviare in processione da una chiesa diversa per poi riunirsi tutti nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Quello delle vedove partiva proprio da S. Vitale e la prima volta che questa chiesa venne chiamata in questo modo risale proprio a questa disposizione di San Gregorio Magno. Durante la processione ci fu l’apparizione salvifica dell’Arcangelo Michele sulla sommità della Mole Adriana nell’atto di rinfoderare la spada, segno della fine dell’epidemia. Da quel momento il Mausoleo è conosciuto universalmente come Castel S. Angelo, ma questa è un’altra storia …

Fin dal VII secolo nella basilica, officiata da una comunità di monaci, vi fu fissata la statio nella seconda settimana di Quaresima, caratterizzata da una ricca liturgia legata all’eroismo dei Martiri.

San Vitale - Mauro MontiPer opera di Sisto IV (1471 – 1484) avvenne una radicale trasformazione della chiesa: furono abolite le navate laterali, il colonnato fu chiuso e furono aperte le finestre che ora vediamo. Iniziò un periodo di decadenza che culminò nella decisione di Clemente VIII (1582 – 1605) di sopprimere nel 1592 il titolo cardinalizio. Lo stesso papa, nel 1598, la concesse alla Compagnia di Gesù che subito iniziò un integrale restauro. Della primitiva costruzione rimanevano il porticato esterno, la prima campata della navata centrale e l’abside.

Fino all’Ottocento la chiesa era depositaria di un legato di carità: ogni venerdì si distribuiva gratuitamente il pane ai poveri della città grazie alla disposizione testamentaria di un gentiluomo romano, Francesco Silla.

Nel 1880 i gesuiti lasciarono S. Vitale e nello stesso anno Leone XIII (1878 – 1903) vi ristabilì il titolo cardinalizio.

Sul finire degli anni ’30 del XX secolo fu costruita l’ampia scalinata di accesso che da Via Nazionale scende al livello della chiesa, molto più basso dell’attuale piano stradale, e vennero eseguiti importanti interventi di restauro che evidenziarono la rarissima tipologia a facciata aperta: alle cinque arcate su colonne del portico, infatti, ne corrispondono altrettante, in seguito murate, nella facciata.

San Vitale - Mauro MontiLa porta d’ingresso, fatta eseguire nel 1475 da Sisto IV come attestano l’iscrizione e lo stemma situato nel centro dell’architrave, è caratterizzata da preziose imposte di legno scolpite a inizio Seicento da un anonimo laico della Compagnia di Gesù. Divise in pannelli rettangolari, presentano scene di angeli e ornamentazioni barocche che si alternano a rappresentazioni dei santi titolari e del loro martirio.

Nelle pareti dell’unica navata si aprono in alto tre finestre per parte, sotto alle quali quattro grandi edicole, ornate di timpani triangolari retti da colonne, proteggono i quattro altari laterali addossati alle pareti.

Nel centro dell’abside sorge l’altare maggiore a pianta leggermente concava.

Mauro Monti

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