Retroscena parla di Fratel Carlo Carretto e del Beato Rolando Rivi. In onda lunedì, martedì e giovedì in seconda serata su Tv2000

Le profonde esperienze di vita del fondatore di Azione Cattolica Carlo Carretto e del Beato Rolando Rivi con i monologhi “Al di là delle cose” e “Come una quercia” e una visione futuristica poco rassicurante tratteggiata dallo spettacolo “Yesus Christo Vogue” saranno i protagonisti del 29mo appuntamento di “Retroscena- i segreti del teatro” (in onda il 3 Maggio).  La puntata si apre con l’ultimo spettacolo della compagnia Vucciria, interpretato da Joele Anastasi, Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano,  “Yesus Christo Vogue”. In un giardino post-atomico  gli ultimi due superstiti del genere umano, un uomo e una donna “predisposti all’infelicità”, si guardano in cagnesco perché incapaci di alcuno slancio verso il divino. Nell’estremo tentativo di trovare un senso alle loro vite i due scopriranno, attraverso l’accettazione del dolore, le ultime tracce di un’umanità quasi perduta, preludio a un rinnovato contatto con la loro parte divina. Dal silenzio di un cielo stellato che non ha più nulla da dire a quello di un deserto che offre invece inaspettate possibilità di contemplazione; è questo infatti il luogo, evocato e immaginato, attorno al quale ruota l’impianto drammaturgico dello spettacolo “Al di là delle cose”. Interpretato da Ancilla Oggioni e basato sugli scritti di Fratel Carlo Carletto – che nel deserto visse dieci anni per “cercare l’assoluto di Dio” –  il monologo teatrale ripropone intatto il più grande insegnamento del fondatore di Azione Cattolica: il graduale distacco dalle cose del mondo. In chiusura di puntata la storia di un ragazzo di 14 anni morto per difendere la propria fede: “Come una quercia” è uno spettacolo liberamente tratto dalla vita del Beato Rolando Rivi, il seminarista martire ucciso dai partigiani comunisti nell’Aprile del 1945. La regia di Davide Giandrini abbina a proiezioni di documenti audio-video l’interpretazione dal vivo di Daniele Bentivegna ripercorrendo la vita del “pretino”   fino al drammatico epilogo avvenuto proprio all’ombra di una quercia  sotto la quale il piccolo Rolando venne ucciso…  solo perché indossava un abito talare.