La firma congiunta di Papa Francesco e Karekin II (foto Antonio Spadaro)

Un viaggio nel segno del dialogo, della comunione e dell’unità tra le Chiese, quello che Papa Francesco ha appena concluso in Armenia. Dopo la visita al monastero di Khor Virap, luogo in cui visse in prigionia San Gregorio Illuminatore e dove il vescovo di Roma e il Catholicos Karekin II hanno rivolto il loro sguardo verso il Monte Ararat, il pontefice si è trasferito all’aeroporto di Yerevan per la cerimonia di congedo e la ripartenza per Roma.  Tante le immagini che resteranno nella storia di questo 14° viaggio apostolico di Papa Francesco. Tra queste la dichiarazione congiunta firmata dal pontefice e dal Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II (nella foto di padre Antonio Spadaro).

Il viaggio è iniziato il 24 giugno pomeriggio. Sull’aereo diretto in Armenia, a bordo del quale c’era la vaticanista di Tv2000 Cristiana Caricato Papa Francesco, fermandosi a parlare con i giornalisti, ha parlato di Brexit: “E’ stata la volontà espressa dal popolo – ha detto – ora è responsabilità di tutti”.

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Poi l’arrivo all’Aeroporto Internazionale “Zvartnots” di Yerevan, accolto dalle autorità civili e militari armene e dal Catholicos di tutti gli Armeni Karekin II.

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Il primo discorso ufficiale pronunciato dal pontefice nel corso del momento di preghiera nella Cattedrale Apostolica di Etchmiadzin.

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Nel Palazzo presidenziale di Yerevan, nella serata del 24 giugno, il discorso alle Autorità Civili e al Corpo Diplomatico. In questa circostanza il Papa ha pronunciato il termine “genocidio”. Lo ha fatto andando a braccio e facendo memoria del “Metz Yeghérn”, il Grande Male: “Quella tragedia, quel genocidio – aggiunge al testo scritto – inaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, rese possibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche o religiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al punto di prefiggersi l’intento di annientare interi popoli”. Ed ha aggiunto a braccio che “tutto questo accadeva mentre le grandi potenze internazionali guardavano dall’altra parte”. Papa Francesco lancia quindi un appello: “Auspico vivamente che l’umanità sappia trarre da quelle tragiche esperienze l’insegnamento ad agire con responsabilità e saggezza per prevenire i pericoli di ricadere in tali orrori. Si moltiplichino perciò, da parte di tutti, gli sforzi affinché nelle controversie internazionali prevalgano sempre il dialogo, la costante e genuina ricerca della pace, la collaborazione tra gli Stati e l’assiduo impegno degli organismi internazionali, al fine di costruire un clima di fiducia propizio al raggiungimento di accordi duraturi”.
Il Papa ha rivolto un appello anche a “tutti coloro che dichiarano la loro fede in Dio”, perché “uniscano le loro forze per isolare chiunque si serva della religione per portare avanti progetti di guerra, di sopraffazione e di persecuzione violenta, strumentalizzando e manipolando il Santo Nome di Dio”.

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La mattina del 25 giugno uno dei momenti più intensi del viaggio: Papa Francesco, accompagnato da Karekin II e dal Presidente della Repubblica Serzh Sargsyan ha deposto due rose bianche nel Memoriale che ricorda il genocidio armeno.

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Dopo la visita al memoriale, situato sulla collina delle rondini, la Santa Messa in Piazza Vartanants a Gyumri. Qui Papa Francesco ha pronunciato l’omelia dove ha sottolineato:“Siamo chiamati anzitutto a costruire e ricostruire vie di comunione, senza mai stancarci, a edificare ponti di unione e a superare le barriere di separazione”. Queste le parole che Papa Francesco ha pronunciato nell’omelia della messa celebrata, secondo il rito latino, a Gyumri in piazza Vartanants. Rivolgendosi alla comunità cattolica di Armenia il pontefice ha indicato “tre basi stabili su cui possiamo edificare e riedificare la vita cristiana, senza stancarci”. Il primo fondamento è la memoria. “La memoria del vostro popolo – ha detto Papa Francesco – è molto antica e preziosa. Nelle vostre voci risuonano quelle dei sapienti santi del passato; nelle vostre parole c’è l’eco di chi ha creato il vostro alfabeto allo scopo di annunciare la Parola di Dio; nei vostri canti si fondono i gemiti e le gioie della vostra storia. Pensando a tutto questo potete riconoscere certamente la presenza di Dio: Egli non vi ha lasciati soli”. La fede è la seconda indicazione perché c’è “sempre un pericolo, che può far sbiadire la luce della fede: è la tentazione di ridurla a qualcosa del passato, a qualcosa di importante ma che appartiene ad altri tempi, come se la fede fosse un bel libro di miniature da conservare in un museo”. La fede è “la speranza per il vostro avvenire, la luce nel cammino della vita”. Il terzo fondamento è l’amore misericordioso. È qui che il Papa chiama il popolo armeno alla “comunione”, alla “carità”, al prendersi cura “con coraggio e compassione, dei deboli e dei poveri”. “C’è tanto bisogno di questo – aggiunge Francesco -: c’è bisogno di cristiani che non si lascino abbattere dalle fatiche e non si scoraggino per le avversità, ma siano disponibili e aperti, pronti a servire; c’è bisogno di uomini di buona volontà, che di fatto e non solo a parole aiutino i fratelli e le sorelle in difficoltà; c’è bisogno di società più giuste, nelle quali ciascuno possa avere una vita dignitosa e in primo luogo un lavoro equamente retribuito”.

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“Al culmine di questa visita tanto desiderata e per me già indimenticabile, desidero elevare al Signore la mia gratitudine, che unisco al grande inno di lode e di ringraziamento salito da questo altare. Vostra Santità, in questi giorni, mi ha aperto le porte della Sua casa e abbiamo sperimentato «come è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme» (Sal 133,1). Ci siamo incontrati, ci siamo abbracciati fraternamente, abbiamo pregato insieme, abbiamo condiviso i doni, le speranze e le preoccupazioni della Chiesa di Cristo, di cui avvertiamo all’unisono i battiti del cuore, e che crediamo e sentiamo una”. Queste le parole pronunciate da Papa Francesco durante la Divina Liturgia celebrata sul Piazzale di San Tiridate del Palazzo Apostolico di Etchmiadzin e presieduta da Sua Santità Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di Tutti gli Armeni. “Lo Spirito Santo faccia dei credenti un cuore solo e un’anima sola: venga a rifondarci nell’unità” ha aggiunto il pontefice. “La Chiesa armena cammini in pace e la comunione tra noi sia piena – ha sottolineato Papa Francesco -. In tutti sorga un forte anelito all’unità, a un’unità che non deve essere né sottomissione l’uno dell’altro, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza realizzato da Cristo Signore per mezzo dello Spirito Santo”.
Una Liturgia che si è conclusa con l’abbraccio tra Papa Francesco e Karekin II che insieme hanno salutato centinaia di fedeli.

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Tre giorni di viaggio che Tv2000 ha seguito in diretta sul canale 28 e sui social media, ma anche attraverso i servizi giornalistici del Tg2000 e gli approfondimenti de “Il Diario di Papa Francesco” e gli instant film.

“Il Diario di Papa Francesco” del 24 giugno 2016, condotto da Gennaro Ferrara con Marco Burini. Ospite in studio: Chiara Zappa giornalista Mondo e missione, Ani Balian – Soprano, Consigliere dell’Unione degli Armeni d’Italia, Pietro Kuciukian – Console Onorario della Repubblica di Armenia a Milano.

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“Il Diario di Papa Francesco” del 25 giugno 2016 (prima parte) condotto da Nicola Ferrante con Marco Burini. Ospiti in studio: Antonia Arsalan – Scrittrice e Saggista, Giuseppe Cafulli Direttore Edizioni Terra Santa, Misha Wegner – figlio di Armin Teophil Wegner, Anna Maria Samuelli – Responsabile sezione didattica “Gariwo”, la foresta dei Giusti, Vartan Giacomelli – Associazione Italia Armenia.

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“Il Diario di Papa Francesco” del 25 giugno 2016 (seconda parte) condotto da Gennaro Ferrara. Ospiti in studio: Luis Badilla Direttore Il Sismografo, Riccardo Burigana Direttore Centro per l’Ecumenismo in Italia, padre Ivan Martini – Missionario Camilliano padre Hamazasp Kechichian – Mechitarista, Monastero dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni – Venezia, Baykar Sivazliyan – Docente di lingua armena alla Statale di Milano.

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“Il Diario di Papa Francesco” del 26 giugno 2016 (prima parte) condotto da Nicola Ferrante con Marco Burini. Ospiti in studio: Vigen Avetis – scultore, Anna Sirinian Professore associato di Lingua e letteratura armena all’Università di Bologna, Marco Bais – Professore di Lingua e Storia Armena al Pontificio Istituto Orientale di Roma.

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26 Giugno 2016

  • Montecitorio Selfie
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