Nel mezzo del cammin – Puntata 29 – Canto XI e XIV del Paradiso

Fin dove arriva la Misericordia? Con “Nel Mezzo del Cammin” insieme a Franco Nembrini arriviamo a scoprirlo attraverso il canto 11° e il 14° del Paradiso, nei quali con Dante e Beatrice terminiamo l’incontro con San Francesco e ci ritroviamo a conoscere il sapiente Salomone. Il Santo di Assisi è segno vivente dell’amore di Dio fattosi carne, fino alle stimmate. Questo segno di dolore non è la ricerca di una salvifica sofferenza, ma è manifestazione di unità con la Misericordia di Dio che ci rende capaci di oltrepassare i confini della distanza dalle cose, dell’inimicizia incolmabile con le persone, anche quando il nemico diventa il proprio coniuge, il fratello, l’amico o i propri figli. Avvicinandoci a Dio, come ha sperimentato Dante nel suo viaggio, Nembrini ci mostra che la gioia di stare vicini all’origine dell’amore ci rende possibile tutto, fino a rendere perdonabile quel che umanamente non lo è, ad amare chi non è amabile. Francesco con la sua povertà riconosce la propria fragilità e che tutto è dono: qui è la chiave della vera povertà, spesso confusa con la miseria. “Il mendicante è il protagonista della Storia – dice Don Giussani – Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo.” Solo così anche con un semplice nostro sguardo sapremo comunicare all’altro la Misericordia. Potrebbe sembraci così che l’amore di Dio riguardi solo i fatti spirituali, ma in realtà raggiunge l’interezza dell’uomo. A dircelo nel 14° canto è Salomone che ricorda a Dante il mistero dell’incarnazione. Infatti nell’avvicinarsi a Dio, i personaggi non diventano qualcosa di indistinto, ma il corpo diviene sempre più luminoso e pure gli occhi si abituano a goderne dello splendore, senza soffrirne. L’amore di Dio ci salva totalmente, non solo una parte di noi: possiamo sperare che lassù potremmo riconoscerci con chi ha condiviso con noi la nostra vita, i nostri amici e i nostri affetti. Passata la festività dei Morti, questo ci ridona la speranza con una concretezza che solo Dante ha saputo trasmettere.

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