La Chiesa rimane nella Repubblica Centrafricana

Il Papa ha espresso il suo dolore per l’attacco degli islamisti alla cattedrale e ad un campo profughi.

 

Queste sono alcune delle poche foto che possono essere mostrate dell’attacco alla cattedrale e al campo profughi adiacente ad Alindao, nella Repubblica Centrafricana. Le vittime sono per lo più cristiani, tra cui il vicario generale Blaise Mada e padre Celestino.
“È un attacco che vede la Chiesa come vittima – dice Marta Petrosillo, Portavoce Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia – La situazione in Centroafrica è molto delicata e, in motle occasioni, la componente religiosa si mischia ad altri fattori. In questo caso, molto probabilmente potrebbe essere una reazione all’omicidio di un musulmano da parte degli Antibalaka, una milizia che spesso erroneamente si descrive come milizia cristiana, ma che in realtà è nata proprio come reazione alla violenzia degli islamisti Seleka”.
Al momento il bilancio delle vittime è sconosciuto e può variare tra le 40 e 100 persone. Nella Repubblica Centrafricana c’è una situazione molto grave e, come spesso accade in molti casi, è la Chiesa che rimane sempre dalla parte dei più deboli.
“Dall’inizio di questa crisi, che sembra non trovare fine e che cominciò nel 2012 – continua Marta Petrosillo – in molte zone i sacerdoti e le religiose sono gli unici rimasti a sostegno della popolazione, sia cristiana che musulmana”.
I rifugiati sono stati attaccati dalle milizie dell’Unité pour la Paix en Centrafrique, un gruppo armato formato da ex Seleka che hanno agito senza che nessuno glielo impedisse, nemmeno le forze dell’ONU schierate nel paese che hanno l’ordine di intervenire solo se attaccate direttamente.
“La cosa grave – prosegue Marta Petrosillo – è quello che raccontano i membri della chiesa locale, e cioè che la MINUSCA(United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republi, ndr.) fosse presente, ma non sia intervenuta”.
La Repubblica Centrafricana è nel cuore di Papa Francesco. L’ha visitata nel 2015 contro qualsiasi raccomandazione. Pertanto, durante la preghiera dell’Angelus, ha lamentato questo terribile attacco.
“Con dolore ho ricevuto la notizia del massacro compiuto due giorni fa in un campo profughi nella Repubblica Centrafricana”.
Per anni, questo paese africano, uno dei più poveri del mondo, è stato oggetto di una sanguinosa guerra civile tra due milizie, la Seleka, di natura islamista, e l’Antibalaka, formata da cristiani e mercenari di altri gruppi etnici e religioni, la cui principale vittima è la popolazione indifesa.