Aiuto alla Chiesa che soffre, Rapporto sulla persecuzione nel mondo

Secondo Aiuto alla Chiesa che soffre, in 38 paesi del mondo i cristiani vivono violazioni estreme della libertà religiosa.

 

Quelli di oggi non sono tempi facili per essere cristiani. Un battezzato su sette vive infatti in terre di persecuzione. Questi sono i dati forniti dall’ultimo rapporto della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, che rivela anche che su 196 paesi, 38 sono teatro di violazioni gravi o estreme della libertà religiosa.

Per questo motivo Acs, che ha assistito per oltre 47 anni i cristiani che soffrono in tutto il mondo, ha pubblicato questo rapporto. La fondazione infatti vuole ricordare che ci sono ancora persone uccise a causa della loro fede.

“La non conoscenza – dice Alfredo Mantovano, Presidente ACN, Italia-  è una delle cause più forte dell’indifferenza e in questa ottica il rapporto non è una raccolta di opinioni, ma un insieme di fatti”.

Fatti e dati che certificano che, sebbene sembrasse impossibile, la situazione è persino peggiore di prima in paesi come Corea del Nord, Arabia Saudita, Nigeria, Afghanistan o Eritrea.

“Quello che emerge e che raccontiamo nel rapporto sulla libertà religiosa – aggiunge Alessandro Monteduro, Director ACN, Italia – è innanzitutto che la comunità cristiana continua ad essere quella che subisce più persecuzioni a livello mondiale. Sono circa 300 milioni i cristiani che soffrono quotidianamente l’oppressione correlata appunto alla fede”.

La persecuzione per motivi religiosi sta assumendo altre forme, come il nazionalismo religioso in Cina e Corea del Nord, che sta iniziando a prender piede in India.

“È quella realtà per cui le minoranze religiose, se non addirittura tutte le religioni, – aggiunge Monteduro – sono percepite come sleali, straniere, quasi come portatrici di un attacco all’unità del paese”.

Tuttavia, sebbene le cifre non siano incoraggianti, ci sono esempi di valore e resistenza. Come in Egitto, dove la comunità cristiana, duramente perseguitata, persevera nella fede. O in Pakistan, dove i cristiani non smettono di alzare la voce perché i loro diritti non vengano più violati.

“Io sono nato in un villaggio – dice Mons. Botros Fahim Hanna, Vescovo copto-cattolico di Minya, Egitto – dove ci era stato concesso il permesso di demolire la vecchia chiesa, ma abbiamo dovuto aspettare 18 anni per avere il permesso di ricostruirla”.

“La povertà e la mancanza di opportunità di istruzione per i nostri cristiani – aggiunge Tabassum Yousaf, Avvocatessa dell’Alta Corte del Sindh, Pakistan – credo siano le basi su cui i fondamentalisti islamici abusano dei loro poteri sociali, politici, economici e religiosi”.

Non tutto è oscuro nel panorama della libertà religiosa. In alcuni paesi la situazione è migliorata, come in Siria e in Iraq dopo la scomparsa dello Stato islamico, sebbene ci sia ancora un lungo cammino da fare per sradicare la mentalità jihadista.