Beatificazione dei 19 martiri di Algeria: speciale Tg2000 con la celebrazione e interviste, testimonianze, reportage. Video-racconto

8 dicembre 2018

 

 

 

Sono stati beatificati i diciannove martiri di Algeria. Diciannove religiosi e religiose, di otto diverse congregazioni, proclamati beati ad Orano, in Algeria, nel Santuario di Notre-Dame di Santa Cruz, nella Messa presieduta dal card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e inviato speciale del Papa.
Una storia di fede, umanità, coraggio: i martiri sono rimasti in Algeria negli anni bui del terrorismo, e integrati fra i musulmani, hanno testimoniato l’amore universale di Cristo fino al martirio, tra il 1994 e il 1996. Tra loro i monaci del monastero di Tibhirine e il vescovo Pierre Claverie, ucciso nel 1996 insieme al suo autista musulmano Mohammed. Ecco perchè nel drappo della beatificazione i volti sono 20: Mohamed è con i monaci e le suore.

Martiri di Algeria: i loro volti, le loro storie

 

La giornata, intensa ed emozionante, è stata seguita in diretta da Tv2000 : prima lo speciale del Tg2000, poi la celebrazione della Messa.
Eccola cronaca attraverso le notizie dell’agenzia Ansa e il video-racconto con i servizi e  le immagini di Tg2000.

 

Martiri di Algeria, il Papa: sanare ferite passato, creare convivenza

“La Chiesa vuole testimoniare il suo desiderio di continuare a lavorare per il dialogo, la concordia e l’amicizia, nella ferma convinzione che tale evento, senza precedenti nella storia d’Algeria, attirerà un grande segno di fratellanza nel cielo algerino per il mondo intero”. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio letto al termine della messa a Orano in occasione della beatificazione dei 19
martiri d’Algeria, dal card. Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e inviato speciale del Papa. Il porporato porta un “fraterno incoraggiamento” affinchè
la celebrazione “possa aiutare a sanare le ferite del passato e creare una nuova dinamica di incontro e di convivenza come risultato dei nostri beati”.
Nel messaggio, Francesco rivolge gratitudine e intenzioni di preghiera anche a “tutti i figli e le figlie dell’Algeria che sono stati vittime della stessa violenza per aver vissuto, con fedeltà e rispetto per l’altro, i loro doveri di credenti e cittadini in questa terra benedetta”. “La Chiesa cattolica in Algeria sa di essere l’erede, insieme a tutta la nazione algerina, del grande messaggio d’amore offerto da uno dei tanti maestri spirituali della vostra terra, sant’Agostino d’Ippona – conclude il messaggio -. Desidera servire questo stesso messaggio, in un momento in cui tutti i popoli cercano di far avanzare la loro aspirazione a vivere insieme in pace”.

Papa: i 19 Beati Martiri di Algeria umili costruttori pace

Al termine dell’Angelus dell’Immacolata, papa Francesco ha ricordato che “oggi, presso il Santuario di Notre-Dame de Santa Cruz a Orano, in Algeria, sono proclamati beati il vescovo Pietro Claverie e diciotto compagni religiosi e religiose, uccisi in odio alla fede. Diciannove nuovi beati”.

“Questi martiri del nostro tempo – ha sottolineato il Pontefice – sono stati fedeli annunciatori del Vangelo, umili costruttori di pace ed eroici testimoni della carità cristiana: un vescovo, sacerdoti, religiosi, religiose e laici”. “La loro coraggiosa testimonianza è fonte di speranza per la comunità cattolica algerina e seme di dialogo per l’intera società”, ha aggiunto. “Questa beatificazione sia per tutti uno stimolo a costruire insieme un mondo di fraternità e di solidarietà . Facciamo un applauso ai nuovi Beati, tutti insieme!”, ha concluso Francesco.

 

Card. Becciu: da morte Beati di Algeria frutti di riconciliazione

 “La morte tragica dei beati Pietro Claverie e dei 18 compagni martiri è un seme sparso nei momenti difficili, fecondato dalla sofferenza, che porterà frutti di riconciliazione e di giustizia”. Lo ha detto il card. Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, nell’omelia della messa celebrata a Orano per la beatificazione dei 19 martiri uccisi in odio alla fede in Algeria, tra il 1994 e il 1996, tra cui i monaci di Tibhirine.
“In questa terra, qui in Algeria, essi hanno annunciato l’amore incondizionato del Signore verso i poveri e gli emarginati, testimoniando la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa fino al martirio”, ha aggiunto il porporato che ha, poi, indicato “la nostra missione di cristiani”: “Seminare ogni giorno il seme della pace evangelica, per gioire dei frutti della giustizia”. “Con questa beatificazione – ha aggiunto – noi vorremmo dire all’intera Algeria solo questo: la Chiesa non desidera altro se non servire il popolo algerino, testimoniando amore verso tutti”. Il card. Becciu ha, quindi, osservato che “tutti, pur consapevoli del rischio che li assediava, decisero coraggiosamente di restare al loro posto fino alla fine; in essi si sviluppò una forte spiritualità martiriale radicata nella prospettiva di sacrificare se stessi e offrire la propria vita per una società riconciliata e di pace”. Infine, definendo i martiri “straordinari operatori di pace”e “testimoni di fraternità”, il cardinale ha indicato la loro “testimonianza luminosa” come “un esempio vivo e vicino per tutti”. “La loro vita e la loro morte è un appello diretto a tutti noi cristiani a essere fedeli a ogni costo alla propria vocazione, servendo il Vangelo e la Chiesa in una vita di vera fraternità, nella perseveranza e nella testimonianza della scelta radicale di Dio”.

 

 

Il postulatore Thomas Georgeon a  Tg2000: magari ci rivedremo in San Pietro

“La beatificazione dei 19 martiri algerini è una prima tappa, magari ci rivedremo in San Pietro per la canonizzazione. Oggi celebriamo la vita non la loro morte. La loro vita donata a Cristo, al Vangelo, al popolo algerino. Questa celebrazione per la chiesa di Algeria è incoraggiamento nel suo modo di essere chiesa in un paese musulmano” ha detto il postulatore padre Thomas  Georgeon nell’intervista all’inviata di Tg2000, Cristiana Caricato.

 

Reportage da Tibhirine 

l Monastero di Notre Dame dell’Atlante è un monastero dell’Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (meglio conosciuti come Trappisti), fondato nel 1938 a Tibhirine, vicino alla città di Médéa, 90 km a sud di Algeri.

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 un commando formato da una ventina di uomini armati irruppe nel monastero, sequestrando sette dei nove monaci che ne formavano la comunità, tutti di nazionalità francese.

Il sequestro fu rivendicato un mese dopo dal Gruppo Islamico Armato, che propose in cambio alla Francia uno scambio di prigionieri. Dopo inutili trattative, il 21 maggio dello stesso anno i terroristi annunciarono l’uccisione dei monaci, le cui teste furono ritrovate il 30 maggio; i corpi non furono invece mai ritrovati.

 Da Tibhirine reportage dell’inviata di Tg2000, Cristiana Caricato. 

 

 

Martiri di Algeria, Betori: segno di fedeltà all’umanità

FIRENZE – Il sangue del vescovo di Orano Pierre Claverie e dei diciotto religiosi e religiose, tra cui i sette monaci trappisti di Tibhirine, proclamati  beati da Papa Francesco, “si mescola a quello di decine di migliaia di musulmani, tutti vittime del terrorismo islamista”. Così l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giueppe Betori, ha voluto ricordare il martirio dei 19 nuovi beati, che furono “un segno di fedeltà all’umanità che scaturiva dalla sequela di Cristo che spinge a prossimità e non teme la morte”. “Risplende in questi martiri la forza luminosa della fede, per la quale i religiosi rifiutarono di rientrare in Francia, per continuare la loro missione di testimoni dell’Assoluto e dell’amicizia con la gente, la popolazione musulmana che non vollero abbandonare nel momento della prova”, ha proseguito Betori sottolineando che il loro fu “un amore senza frontiere, com’è  quello di Dio per l’intera umanità “.

 

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