Donne al Sepolcro

 

 

Nel cuore di Gerusalemme sono le donne a varcare per prime, all’alba, il portone della Basilica del Santo Sepolcro. Sono latine, ortodosse, etiopi: pregano in silenzio sulle pietre della Passione e della Resurrezione di Gesù. 

Nel documentario, realizzato da Alessandra Buzzetti, la storia biblica delle prime testimoni della Resurrezione si intreccia con le storie di cristiane di diversi riti che oggi abitano i vicoli e i tetti della città vecchia di Gerusalemme.

Marta e Maria, del Monastero etiope di ‘Der Sultan’, Katia Suriano custode della Casa della Veronica con le Piccole sorelle di Gesù, Amal Baddour cristiana ortodossa, sono testimoni oggi di quell’alba di speranza che ha trasformato in lacrime di gioia il pianto di Maria Maddalena e delle altre prime pellegrine sulla tomba vuota di Cristo.

Chi erano quelle donne scelte da Gesù per annunciare al mondo la notizia che ne avrebbe cambiato il destino? Quale ruolo hanno avuto nella Chiesa e quale hanno oggi le donne chiamate a vivere accanto al luogo più santo della cristianità?

Le telecamere di Tv2000 sono entrate nel Monastero etiope di “Der Sultan” sul tetto della Basilica del Santo Sepolcro. Poverissime celle dove oggi vive una comunità di venti monaci, 18 uomini e due donne: Marta e Maria. Sono nate entrambe nel Tigrai. La più giovane è Marta e si occupa del negozietto di souvenir, Maria è più anziana e da 18 anni vive nella comunità di “Der Sultan” in giornate scandite dalla preghiera e dal servizio.

Nella sesta stazione della Via Dolorosa c’è Katia Suriano, 47 anni. Con le altre Piccole sorelle di Gesù custodisce la Casa della Veronica. La sua giornata inizia con la messa delle cinque di mattina nell’Edicola del Santo Sepolcro, continua come volontaria tra gli anziani non autosufficienti dell’Ospedale cattolico Saint Luois, sulla green line, dove cristiani, ebrei e musulmani lavorano fianco a fianco. Un piccolo miracolo di Resurrezione quotidiana per Katia, chiamata a vivere in Terrasanta la spiritualità di Charles De Focaud.

A raccontare la sfida dell’educare alla fede a Gerusalemme è Amal Baddour, cristiana ortodossa, madre di quattro figli. Stretta tra i coloni ebrei nella porta accanto e le sette protestanti- arrivate anche a Gerusalemme a fare proselitismo – Amal esprime la resilienza delle donne cristiane della città santa.

Con la stessa tenacia delle “prime pellegrine” a cui Gesù affidò anche il compito di riunire e riconciliare gli apostoli smarriti, come spiega padre Alessandro Coniglio: biblista dello Studium Biblicum Franciscanum ,guida esperta nei luoghi , nei testi, nelle tradizioni della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.