“Dio è in quelle persone che soffrono, Dio è lì. Per questo non lo si vede. È là, in ogni singola persona, in ogni famiglia, in ogni bambino, in ogni giovane a rischio. Tanti giovani sono a rischio. È in ogni persona, anche di ogni parte del mondo. In ogni immigrato, Dio è lì in ogni immigrato. In ogni anziano lasciato solo, in ogni ammalato, in ogni disabile, in ogni non vedente, in ogni autistico. In tutti loro. Lì c’è Dio. Allora se ci prendiamo cura di loro, se ci prendiamo carico di loro, allora sicuramente scopriremo Dio. Perché qualcuno che vuole capire dov’è Dio, ma c’è. È qui ed è mezzo a noi”.

 

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Sono parole di Fratel Biagio Conte morto a Palermo a 59 anni. Da tempo era gravemente malato.

Missionario laico, a 26 anni dice addio alla famiglia benestante e fa la scelta francescana. Una vita spesa in difesa dei poveri, degli emarginati. A Palermo nel 1993 fonda la Missione Speranza e Carità.

Riportiamo qui la sua intervista a Tv2000, rilasciata  nel 2018 a Siamo noi. Biagio Conte aveva dormito per giorni sotto i portici del Palazzo delle Poste centrali in via Roma a Palermo per richiamare l’attenzione della città verso i poveri e i senzatetto. 

Ecco i testo integrale, che si conclude con quel “Dio è in quelle persone che soffrono”

“Mi sento solo come tanti sono solo in questa società. Non mi aspettavo, dopo tanti anni di operato, di trovare ancora una società così deteriorata, così malata. Il malato ha bisogno di cure, ha bisogno di tutto l’aiuto possibile che siamo noi, soprattutto per chi può più. Io sempre ho creduto in un mondo migliore, che possiamo migliorare questa umanità. Perché chi ha non deve aiutare chi non ha.

Più volte mi sono trovato ad assistere persone abbandonate per strada, che mi sono morte nelle mani. Ma non mi aspettavo anche il Natale scorso, ero a Palermo e da qualche mese erano morti diversi. Mi segnalarono questo caso, Giuseppe di Palermo di 57 anni. L’abbiamo accolto si è fatto aiutare, era un corpo stremato. Lo abbiamo rimesso in sesto, lo abbiamo pulito. Ma io ho capito che doveva essere ricoverato e l’abbiamo portato in ospedale. Speravo di trovare qualche parente. Nel frattempo sono stato accanto a lui. Medici e infermieri hanno fatto di tutto per salvarlo, ma dopo nove giorni è morto. E io mi sono sentito crollare tutto. Perché dopo tutti questi anni di operato devo ancora vedere questa società in cui si muore nell’indifferenza, si muore dal freddo, si muove perché non c’è la casa. Questo Natale che ci porta al nuovo anno 2018 e nel 2018 è ancora peggio degli altri anni.

“Dio è in quelle persone che soffrono, Dio è lì. Per questo non lo si vede. È là, in ogni singola persona, in ogni famiglia, in ogni bambino, in ogni giovane a rischio. Tanti giovani sono a rischio. È in ogni persona, anche di ogni parte del mondo. In ogni immigrato, Dio è lì in ogni immigrato. In ogni anziano lasciato solo, in ogni ammalato, in ogni disabile, in ogni non vedente, in ogni autistico. In tutti loro. Lì c’è Dio. Allora se ci prendiamo cura di loro, se ci prendiamo carico di loro, allora sicuramente scopriremo Dio. Perché qualcuno che vuole capire dov’è Dio, ma c’è. È qui ed è mezzo a noi”.

 

12 Gennaio 2023

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