“Ciao Mamma vado in Africa”
Nuova serie di cinque puntate

Da mercoledì 10 ottobre fino a mercoledì 17, alle ore 19.30

«Ciao mamma, vado in Africa!», c’è un momento in cui tutti i nostri medici e cooperanti devono averlo detto. Spesso magari si sono preparati in sordina, seguendo il corso di formazione a Padova, mandando avanti le pratiche burocratiche, forse accennandolo ai genitori: «Sai papà, ci sarebbe questa possibilità di andare in Tanzania, ma non so… è tutto da vedere, non ti preoccupare».

E poi arriva il giorno in cui la notizia della partenza è ufficiale: bisogna dirlo a tutti. Tranquillizzare i parenti, festeggiare con gli amici, rispondere alle domande più disparate: perché lo fai? Il tuo ragazzo è d’accordo? Ma dov’è la Tanzania? C’è internet?

Ad alcune di queste domande tenta di rispondere la serie “Ciao mamma, vado in Africa”, realizzata da Nicola Berti con la sceneggiatura di Marco Lodoli. Un lavoro di un anno, in cinque dei  paesi di intervento del Cuamm, per scoprire le motivazioni e le storie di nove dei giovani medici e cooperanti che hanno scelto di partire per l’Africa.

Motivazioni che da 65 anni si rinnovano e accomunano questi ragazzi che arrivano in Africa – spesso per la prima volta, carichi di entusiasmo – ai medici esperti che li aspettano sul campo, pronti a guidarli nella scoperta dei bisogni e delle ricchezze dell’Africa.

La nuova serie di cinque puntate va in onda su Tv2000 a partire dal 10 ottobre, alle 19.30, secondo questo calendario: mercoledì 10, giovedì 11, venerdì 12, martedì 16 e mercoledì 17.

I protagonisti: Martina e Sara, specializzande in Tanzania, e di Palmira e Riccardo, che hanno passato sei mesi in Uganda, o di Chiara, che invece è stata in Mozambico. Ma ci sarà spazio anche per le storie dei giovani specialisti: Guido, sempre in Mozambico, e Francesca, che dopo sei mesi in Etiopia con il progetto Jpo, da ormai quasi due anni lavora in Sierra Leone, per garantire l’accesso al parto sicuro alle mamme del distretto di Pujehun. Dalla Sierra Leone anche la storia di Matteo, che non è medico, ma, come Francesca in Etiopia, lavora sul campo per garantire che il lavoro dei medici sia possibile.