INCONTRO CON LA DIOCESI DI ROMA 15/05/2018

Nell’incontro con la Diocesi di Roma, tenutosi ieri sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il Papa ha parlato dell’esito del lavoro svolto sulle malattie spirituali, messo in atto dopo l’incontro dell’anno scorso. Soffermandosi sulle “malattie, le schiavitù che ci tolgono la libertà – che hanno finito col renderci sterili”, ha parlato dei rischi dell’ipertrofia dell’individuo, invitando i rappresentanti della Chiesa di Roma ad intraprendere una nuova tappa, “in un certo senso un nuovo esodo, una nuova partenza, che rinnovi la nostra identità di popolo di Dio, senza rimpianti per ciò che dovremo lasciare”, sapendo ascoltare e interpretare il grido del popolo, facendosi interpreti dei “fenomeni sociali e culturali”.  Il fine è di trasformare le comunità in popolo, attuabile attraverso la rivoluzione della tenerezza.

In studio, insieme a Guerino Di Tora e Paolo Lojudice, vescovo ausiliari della Diocesi di Roma, abbiamo riascoltato passaggi del discorso del Papa di ieri e poi l’omelia di questa mattina a Santa Marta, in cui Bergoglio ha parlato dei Vescovi per il gregge, non per la carriera. 

 

IN EVIDENZA

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INCONTRO CON LA DIOCESI DI ROMA 14.05.2018

Il grido della gente di Roma

Papa: Occorre ascoltare senza timore la nostra sete di Dio e il grido che sale dalla nostra gente di Roma, chiedendoci: in che senso questo grido esprime un bisogno di salvezza, cioè di Dio? Come Dio vede e ascolta quel grido? Quante situazioni, tra quelle emerse dalle vostre verifiche, esprimono in realtà proprio quel grido! L’invocazione che Dio si mostri e ci tragga fuori dall’impressione (o dall’esperienza amara, quella che fa mormorare) che la nostra vita sia inutile e come espropriata dalla frenesia delle cose da fare e da un tempo che continuamente ci sfugge tra le mani; espropriata dai rapporti solo utilitaristi/commerciali e poco gratuiti, dalla paura del futuro; espropriata anche da una fede concepita soltanto come cose da fare e non come una liberazione che ci fa nuovi a ogni passo, benedetti e felici della vita che facciamo.

 

La rivoluzione della tenerezza

Papa: Per far questo occorrerà che le nostre comunità diventino capaci di generare un popolo – questo è importante, non dimenticatelo: Chiesa con popolo, non Chiesa senza popolo -, capaci cioè di offrire e generare relazioni nelle quali la nostra gente possa sentirsi conosciuta, riconosciuta, accolta, benvoluta, insomma: parte non anonima di un tutto. Un popolo in cui si sperimenta una qualità di rapporti che è già l’inizio di una Terra Promessa, di un’opera che il Signore sta facendo per noi e con noi. Fenomeni come l’individualismo, l’isolamento, la paura di esistere, la frantumazione e il pericolo sociale…, tipici di tutte le metropoli e presenti anche a Roma, hanno già in queste nostre comunità uno strumento efficace di cambiamento. Non dobbiamo inventarci altro, noi siamo già questo strumento che può essere efficace, a patto che diventiamo soggetti di quella che altrove ho già chiamato la rivoluzione della tenerezza.

 

SANTA MARTA

Vescovi per il gregge, non per la carriera

Papa: “Questo bene che lascio datelo a questo, questo a quello, quello …”. Il testamento mondano. Il suo amore grande è Gesù Cristo. Il secondo amore, il gregge. “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge”. Fate la veglia sul gregge; siete vescovi per il gregge, per custodire il gregge, non per arrampicarvi in una carriera ecclesiastica, no.

Il testamento di Paolo è una testimonianza. È anche un annuncio. È anche una sfida: “Io ho fatto questa strada. Continuate voi”. Quanto lontano è questo testamento dai testamenti mondani: “Questo lo lascio a quello, quello a quell’altro, quello a quell’altro …”, tanti beni. Non aveva nulla Paolo, soltanto la grazia di Dio, il coraggio apostolico, la rivelazione di Gesù Cristo e la salvezza che il Signore aveva dato a lui.

Chiedo al Signore la grazia di potermi congedare così. E nell’esame di coscienza non uscirò vincitore come Paolo che … Ma, il Signore è buono, è misericordioso, ma … Penso ai vescovi, a tutti i vescovi. Che il Signore dia la grazia a tutti noi di poterci congedare così, con questo spirito, con questa forza, con questo amore a Gesù Cristo, con questa fiducia nello Spirito Santo.