Storie di migranti, falsi miti 20/11/2018

20 novembre 2018

 “Quanti fomentano la paura dei migranti, per fini politici, anziché costruire la pace” da queste parole di Papa Francesco nasce “Falsi miti – Storie di migranti oltre i luoghi comuni e le fake news”, un’indagine sui luoghi comuni, gli stereotipi, le percezioni soggettive e i pregiudizi che alimentano l’opinione pubblica. Nella pubblicazione (edita da EDB), gli autori Paolo Beccegato, vice direttore e responsabile dell’Area internazionale di Caritas Italiana, e Renato Marinaro, responsabile del Servizio Promozione Caritas e del Centro Documentazione della Caritas Italiana, raccontano un’altra realtà rispetto a quella che per molti è diventata una categoria: i migranti.

Abbiamo riflettuto sulle parole del Papa che più volte si è speso a favore dei migranti come nella Santa Messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato del 14.01.2018

quando spiega come i condizionamenti della paura portino alla rinuncia dell’incontro. Abbiamo poi ripreso l’Udienza Generale del 26 ottobre 2016 per riascoltare il racconto di papa Francesco di un migrante che vuole arrivare a Piazza San Pietro e dell’incontro con una signora che vuole aiutarlo e con un tassista che solo dopo aver ascoltato la sua storia si sente cambiato nel cuore.

Infine, abbiamo riflettuto sulla risposta del Papa nella conferenza stampa durante il volo di ritorno dall’ Irlanda del 26 agosto 2018, racconta di due incontri prendendoli ad esempio di integrazione: il primo con la Ministra della Svezia, figlia di una svedese e di un migrante africano, e poi di una giovane partita insieme a lui sul volo di ritorno da Lesbo che ritrova come studentessa all’Università Roma Tre.

 

IN EVIDENZA 

Beccegato: “Benjamin, che ha dato la vita sui campi”

Marinaro: “I dati dell’integrazione in Italia”

 

Santa Messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 14.01.2018

CONDIZIONATI DALLA PAURA

Papa: Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci. Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, “rubino” qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento. Queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano. Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, all’incontro con il diverso, all’incontro con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore.

UDIENZA GENERALE  Mercoledì, 26 ottobre 2016

Chi ascolta cambia

Papa: c’era un rifugiato che cercava una strada e una signora gli si avvicinò e gli disse: “ma, lei cerca qualcosa?”. Era senza scarpe, quel rifugiato. E lui ha detto: “io vorrei andare a San Pietro per entrare nella porta santa”. E la signora pensò: “ma, non ha le scarpe, come farà a camminare?”. E chiama un taxi. Ma quel migrante, quel rifugiato puzzava e l’autista del taxi quasi non voleva che salisse, ma alla fine l’ha lasciato salire sul taxi. e la signora, accanto a lui, gli domandò un po’ della sua storia di rifugiato e di migrante, nel percorso del viaggio: dieci minuti per arrivare fino a qui. Quest’uomo raccontò la sua storia di dolore, di guerra, di fame e perché era fuggito dalla sua patria per migrare qui. Quando sono arrivati, la signora apre la borsa per pagare il tassista e il tassista, che all’inizio non voleva che questo migrante salisse perché puzzava, ha detto alla signora: “no, signora, sono io che devo pagare lei perché lei mi ha fatto sentire una storia che mi ha cambiato il cuore”. Questa signora sapeva cosa era il dolore di un migrante, perché aveva il sangue armeno e conosceva la sofferenza del suo popolo. Quando noi facciamo una cosa del genere, all’inizio ci rifiutiamo perché ci dà un po’ di incomodità, “ma … puzza …”. ma alla fine, la storia ci profuma l’anima e ci fa cambiare.

 

CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE FRANCESCO DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALL’ IRLANDA 26 agosto 2018

Quando l’integrazione funziona

Papa: durante la dittatura, in Argentina, dal 1976 al 1983, tanti, tanti argentini e anche uruguayani sono fuggiti in Svezia. E lì, subito il governo li prendeva, faceva loro studiare la lingua e dava loro lavoro, li integrava. Al punto che – e questo è un aneddoto interessante – la Signora Ministro che è venuta a congedarmi all’aeroporto di Lund era figlia di una svedese e di un migrante africano; ma questo migrante africano si è integrato al punto che sua figlia è diventata Ministra nel Paese. La Svezia è stata un modello…     

…Io ho avuto un’esperienza molto gratificante. Quando sono andato all’Università Roma III c’erano gli studenti che volevano farmi domande e ho visto una studentessa… “Io questa faccia la conosco”: era una che era venuta con me fra i tredici che avevo portato da Lesbo. Quella ragazza era all’università! Perché? Perché la Comunità di Sant’Egidio, dal giorno dopo il suo arrivo, l’ha portata a scuola, a studiare: vai, vai… E l’ha integrata a livello universitario. Questo è il lavoro con i migranti. C’è l’apertura del cuore per tutti, soffrire; poi, l’integrazione come condizione per accogliere; e poi la prudenza dei governanti per fare questo.