POPOLO E PASTORE
Mons. Francesco Guido Ravinale e Fausto Gasparroni 14/11/2017

Mons. Francesco Guido Ravinale, Vescovo di Asti e con Fausto Gasparroni, vaticanista dell’ANSA.

Il rapporto tra vescovo e popolo così come papa Francesco lo spiega al numero 31 di Evangelii Gaudium, di questo abbiamo parlato con il vescovo di Asti Francesco Ravinale. In studio anche Fausto Gasparroni, capo dei vaticanisti dell’ANSA. Nella seconda parte poi si è parlato di quello che Francesco ha chiesto alla Chiesa italiana in occasione del Convegno Ecclesiale di Firenze di due anni fa.

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Entrare nei cuori, uscire da sè Si può anche litigare

EVANGELII GAUDIUM – N°31

Un cuore solo e un’anima sola
Il Vescovo deve sempre favorire la comunione missionaria nella sua Chiesa diocesana perseguendo l’ideale delle prime comunità cristiane, nelle quali i credenti avevano un cuore solo e un’anima sola (cfr At 4,32). Perciò, a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo, altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro e – soprattutto – perché il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade. Nella sua missione di favorire una comunione dinamica, aperta e missionaria, dovrà stimolare e ricercare la maturazione degli organismi di partecipazione proposti dal Codice di diritto canonico e di altre forme di dialogo pastorale, con il desiderio di ascoltare tutti e non solo alcuni, sempre pronti a fargli i complimenti. Ma l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti.

INCONTRO NELLA CATTEDREALE DI FIRENZE CON I PARTECIPANTI AL CONVEGNO ECCLESIALE NAZIONALE del 10 novembre 2015

Popolo e pastori
Papa: Ai vescovi chiedo di essere pastori. Niente di più: pastori. Sia questa la vostra gioia: “Sono pastore”. Sarà la gente, il vostro gregge, a sostenervi. Di recente ho letto di un vescovo che raccontava che era in metrò all’ora di punta e c’era talmente tanta gente che non sapeva più dove mettere la mano per reggersi. Spinto a destra e a sinistra, si appoggiava alle persone per non cadere. E così ha pensato che, oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un vescovo, è la sua gente.

Il bene di tutti
Papa: Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che sia così. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo. «Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo» (Evangelii gaudium, 227).

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