“Perché il Papa va in Romania?”

30 maggio 2019

Gennaro Ferrara incontra il cardinale Leonardo Sandri per anticipare il viaggio apostolico di Papa Francesco in Romania dal 31 maggio al 2 giugno.

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Viaggio in Romania

Cari fratelli e sorelle di Romania!
Mancano ormai pochi giorni al viaggio che mi porterà in mezzo a voi. Questo pensiero mi dà gioia e desidero fin d’ora rivolgere il mio saluto più cordiale a tutti voi.
Vengo in Romania, Paese bello e accogliente, come pellegrino e fratello, e ringrazio il Presidente e le altre Autorità della Nazione per avermi invitato e per la piena collaborazione. Già pregusto la gioia di incontrare il Patriarca e il Sinodo Permanente della Chiesa Ortodossa Romena, come pure i Pastori e i fedeli cattolici.
I vincoli di fede che ci uniscono risalgono agli Apostoli, in particolare al legame che univa Pietro e Andrea, il quale secondo la tradizione portò la fede nelle vostre terre. Fratelli di sangue, lo furono anche nel versare il sangue per il Signore.

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Viaggio in Romania

E tra voi ci sono stati tanti martiri, anche in tempi recenti, come i sette Vescovi Greco-Cattolici che avrò la gioia di proclamare Beati. Ciò per cui hanno sofferto, fino ad offrire la vita, è un’eredità troppo preziosa per essere dimenticata. Ed è un’eredità comune, che ci chiama a non prendere le distanze dal fratello che la condivide.
Vengo tra voi per camminare insieme. Camminiamo insieme quando impariamo a custodire le radici e la famiglia, quando ci prendiamo cura dell’avvenire dei figli e del fratello che ci sta accanto, quando andiamo oltre le paure e i sospetti, quando lasciamo cadere le barriere che ci separano dagli altri.
So che molti stanno intensamente preparando la mia visita, e vi ringrazio di cuore. A tutti voi assicuro la mia vicinanza nella preghiera ed invio la mia Benedizione. E vi chiedo, per favore, di pregare per me. Arrivederci!

Viaggio in Romania

Ricordiamoci che proprio venti anni fa, nel maggio del 1999, si recava in Romania San Giovanni Paolo II. Fu un viaggio che possiamo definire storico, perché aprì le porte anche per la visita ad altri Paesi a maggioranza ortodossa. Tutti ricordiamo il grido che salì dalla piazza: “Unità! Unità!”. Quello è stato certamente un primo passo, un passo fondamentale. Il viaggio del Papa di oggi si pone un po’ sulla scia; vuole essere un ulteriore passo in avanti in questo senso, lavorando – appunto – per l’ecumenismo. Mi pare che da un punto di vista ecumenico vadano sottolineate due cose: una prima realtà è quella della Romania come un crocevia dove si incontrano l’Europa Orientale e quella Occidentale, un ponte tra le varie realtà, come manifestato anche dal suo ricchissimo patrimonio artistico di cui veramente è dotata; la seconda cosa è l’aspetto della testimonianza comune. C’è già stato un ecumenismo, quello che il Papa chiama un ecumenismo del sangue,

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