Domenico Quirico, il giornalismo, l’obbligatorietà del racconto e una sola paura: avere paura (foto)

Domenico Quirico durante l'intervista per Soul
Domenico Quirico durante l’intervista per Soul

Giornalista, inviato del quotidiano La Stampa, scrittore.

Domenico Quirico, ospite di Soul, domenica 10 luglio alle 12.15 e 20.30, è uno che i guai sembra andarseli a cercare, ma non per l’avventura in sé: “per un giornalista non essere in un luogo in cui accade qualcosa è la più grande iattura”, Rapito dalle brigate fondamentaliste Al Nusra appena varcato il confine verso la Siria, il 6 aprile del 2013, viene liberato dopo un silenzio di cinque mesi.  E’ stato testimone di un orrore che l’Occidente si rifiutava di vedere, per piombarvi all’improvviso, con poche difese. Dopo due anni è tornato nell’inferno siriano, per testimoniare ancora.

“Sono tornato in Siria per scoprire se ero ancora capace di raccontare quel posto, se avevo ancora l’alfabeto giusto. Non per fare terapie psicanalitiche a spese del mio giornale. Ho sperimentato che tutto era radicalmente cambiato in peggio, nel senso che la violenza e la ferocia erano immutati”.

“La cosa che mi interessa di più è l’espandersi del male nel mondo, l’esperienza più terribile in cui l’uomo si forgia. Raccontarlo è più importante della paura. Io poi ho solo  paura di aver paura. In Sierra Leone avevo più paura dell’ebola che delle milizie armate: è per questo che ho deciso di andarci. Non è una sfida ma l’obbligatorietà del racconto. Credo che il giornalismo sia questo, come ha fatto Solzenicyn, che era un raccoglitore di testimonianze. Mia figlia è archeologa: di fronte ai fanatismi gli archeologi hanno il compito di conservare la storia, i giornalisti la cronaca, sono due mestieri simili.”

“Quando ci si trova in certe situazioni si ha l’impressione che Dio non risponda più. Invece Dio è lì, non è mai fuggito e ti dà la lezione straordinaria dell’umiltà, dell’accettare il tempo che devi vivere. La fede non è un discount dove passi e scegli quel che vuoi quando vuoi. La mia risposta al Male è che la sofferenza è il tesoro dell’uomo. Ho riscoperto in modo brutale lo straordinario valore delle cose normali, un bicchier d’acqua, essere libero, che non significa avere, ma non essere privato di alcune cose.”

Il carattere terribile del Califfato è che cancella l’esperienza del rimorso. L’elemento fondamentale di ogni esperienza religiosa è invece la consapevolezza del male che compi, altrimenti ogni azione, anche la più efferata diventa legittima, anzi diventa l’esercizio della tua fede.

In Siria tutti sono costretti a uniformarsi alle regole del Male per sopravvivere, spesso i carnefici lo sono per obbligo, per non essere a loro volta vittime.”

“A volte ci vuole assenza di memoria per continuare a vivere. Penso a esperienze storiche che si sono costruite sull’assenza della memoria, come in Sudafrica, con l’accordo delle due parti un tempo nemiche. La levigazione della memoria forse è l’unica speranza anche per la Siria.

L’Occidente pensa di poter decidere sempre come distribuire le carte, ma non è più così. Le primavere arabe le abbiamo subite, non create, le abbiamo usate e fino all’ultimo abbiamo difeso i dittatori.”

“A proposito di tutte le polemiche su Banca Etruria non vorrei che ci sfuggisse la dimensione del tema gigantesco che ci sovrasta e progressivamente ci avvolge. Ci sta bruciando la casa e noi ci occupiamo delle macchie sul tappeto.”

“Senza l’Islam il Califfato non esisterebbe, ha trovato nell’Islam l’ossatura del suo progetto. Così secoli fa in Europa quelli che purificavano il mondo in nome di Dio coi roghi, le torture e le guerre lo facevano pensando di svolgere un’opera sacra. Oggi gli jihadisti sono disposti a morire per questo. Non sono i soldi la motivazione, la percentuale di morte di chi aderisce al califfato è del 99 per cento. Ci deve essere qualcosa di più forte della morte che spinge questi uomini a sceglierla.”

Domenico Quirico  durante l'intervista
Domenico Quirico durante l’intervista

Noi occidentali siamo odiati in quanto impuri, così come i musulmani sciiti in quanto eretici. Al califfato non interessa l’Europa se non ostacola il suo progetto, è la Umma che vogliono, la loro è una guerra eterna, non hanno tempi da rispettare.

I miei carcerieri discutevano di teologia, erano dei combattenti islamici. L’unica realtà del mondo per cui mostravano un’ossessiva attenzione è la presenza di Dio nella storia.”

“Non si muore per uno stile di vita.  Renzi per indicare la sua volontà ferrea di combattere questo orribile Leviatano ha detto che non riusciranno a privarci di ciò che siamo, indicando tre luoghi fisico, lo stadio, il caffè, il teatro. Ma se ciò che siamo sono questi tre luoghi siamo già finiti. Io avrei pensato piuttosto a una biblioteca, a una cattedrale, al Colosseo. Qualcosa intorno a cui si aggruma ciò che l’Occidente ha dato alla storia.”

“Magari prima o poi verrà in menta agli jihadisti l’idea che i migranti sono una massa gigantesca di disperati a disposizione per operare una trasformazione delle coscienze. Ma i jihadisti odiano i migranti come traditori della causa, perché sono musulmani in marcia per elemosinare dagli infedeli, per andare a vivere come loro.”