Il cardinale Bagnasco e il piccolo Giacomo a dialogo sull’Eucaristia

Il cardinale Angelo Bagnasco

Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è ospite di Soul sabato 17 (alle 12.20, alle 16.15 e alle 20.30)  a conclusione del Congresso Eucaristico nazionale che quest’anno ha raccolto la Chiesa italiana proprio nella sua Genova. Maestro di dottrina, insigne teologo, pastore: a lui dirci cos’è un Congresso Eucaristico, cos’ha da dire al mondo distratto di oggi, anche dei credenti, e soprattutto spiegare il sacramento dell’Eucarestia, culmine della vita cristiana.

Non è un simbolo, il pane spezzato, non è un ricordo, la Cena.  Il “fate questo in memoria di me” è un invito alla missione. Ma queste cose, sono comprensibili anche a un bambino, che non ha ancora fatto la Prima Comunione, che non ha ancora frequentato il catechismo? Il cardinale risponde a Giacomo, otto anni, alle sue domande solo apparentemente strane e inaspettate: come fa Gesù a stare in tutte le ostie del mondo? Come mai beviamo il Suo sangue, se non siamo dei vampiri? E’ vero che dopo la Prima Comunione diventiamo più buoni, cambiamo? Un incontro profondo, familiare, toccante”.

“Non è una convention, ma quello che la parola nel suo originale significato vuol dire: congregare vuol dire mettersi insieme per uno scopo, per un ideale. In 50 luoghi della diocesi venerdì si sono vissute le opere di misericordia, corporale, presso le mense, i centri per gli immigrati, i dormitori, oppure anche le opere di misericordia spirituale, le visite ai cimiteri, ad alcuni monasteri, alle scuole, in particolare alle scuole cattoliche: tutti i centri che rispondono alle opere di misericordia che sono tradizione viva della chiesa. Essendo l’anno giubilare, il tema dell’eucaristia è legato al tema della misericordia,  è il sacramento della presenza reale del signore, possiamo dire è il volto sacramentale della misericordia di Dio. Un sacramento è un segno efficace, non è un simbolo. La bandiera italiana è un simbolo, ma non è una realtà, il sacramento è un segno visibile, come il pane nell’Eucaristia, come il vino, come gli sposi nel matrimonio, un segno visibile che rende presente una realtà invisibile, che è Cristo nell’Eucaristia come corpo donato.

Il battesimo è la porta che ci introduce nella famiglia dei figli di Dio “e nella vita sacramentale, senza battesimo non si può celebrare nessun altro sacramento, ma non è tutto evidentemente. Infatti l’iniziazione cristiana è battesimo, Cresima ed Eucaristia, ma il Concilio dice che l’Eucaristia è il perno, il culmine e la sorgente di tutta la vita della Chiesa: sorgente perché è la forma piena dell’amore universale di Dio”.

Papa Francesco ci mette in guardia “dall’avere troppa fiducia nelle nostre opere umane, seppure buone e ammirevoli, ma non è questo che salva, non è questo che fonda la chiesa. Non scaturisce da un progetto di 12 persone che si sono messe insieme e hanno inventato la Chiesa, sarebbe già fallita dopo tre giorni, ma nasce dal presenza di Cristo che ci chiama, ci congrega, attorno a lui: ecco perché il congresso”.

La trasfigurazione è un dono di Dio e la vedremo alla fine dei tempi, anzi al termine della nostra vita, al di là del velo della morte che è una porta che si apre alla sua luce piena, e finalmente saremo quello che abbiamo cercato di essere faticosamente tutta la vita, e cioè luce.

Oggi si risveglia il senso religioso, ma attenzione, perché il sentimento del religioso non è la fede cristiana. “Un conto è credere ed essere attratti misteriosamente da un’alterità, del divino, e questa è una cosa buona.  Ma la fede cristiana è l’incontro con la persona di Cristo, Dio fatto uomo, è un’altra cosa. La prima a mio parere sta crescendo, e secondo me questo è dovuto in parte almeno all’appiattimento morale che vediamo in giro, al vuoto culturale in cui respiriamo, e questo vuoto è tanto più evidente tanto più il cuore dell’uomo sente la nostalgia di un’alterità, di un mistero ulteriore. È la fede che deve crescere. Pascal scriveva che l’uomo è molto più di se stesso, questa è l’autotrascendenza, nessuna parola, nessuna espressione fisica ci può esaurire, noi siamo sempre di più, è il richiamo da dove veniamo, cioè dal divino”.

Ricordo la mia prima comunione a 9 anni. “Ricordo le suore del catechismo, ricordo i miei testi del catechismo, che erano quelli di San Pio X, ricordo tutto con simpatia e riconoscenza. Ricordo anche che tra noi bambini si giocava a volte a chi vuoi essere tu da grande e io non dicevo mai Gesù, perché pensavo che tutte le volte che si celebrava messa, che io servivo, lui doveva morire. Poi ho capito che non è assolutamente così”.

LE DOMANDE DI GIACOMO

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Il piccolo Giacomo fa le sue domande al Cardinale

Io l’anno prossimo devo fare la comunione e ti devo chiedere qualcosa. Come fa il corpo di Gesù a stare in tante ostie se il corpo di Gesù è uno solo? E come facciamo a bere il sangue di Gesù se non siamo vampiri? 

Certo che non siamo vampiri. Tu sai cos’è la fede? Quando la mamma e il papà ti dicono qualcosa, capisci sempre tutto? Non credo. Quante volte noi facciamo la cosa perché ce lo dice la mamma o il papà, questa si chiama fede. La risposta a quello che tu chiedi è che Gesù ci ha detto di mangiare il suo copro e di bere il suo sangue per avere la vita eterna. La vita eterna è diversa dalla vita del corpo, vero? È una vita spirituale e allora ce l’ha detto lui. Lui ci ha detto questo è il mio corpo, questo è il mio sangue durante l’ultima cena. Noi ci fidiamo, ecco la fede.

Poi un’altra risposta. Il corpo e il sangue di Gesù sono come il nostro? Sono il corpo risorto, non è una vita come la nostra, è diversa, la vedremo un giorno in paradiso. Non siamo dei vampiri perché il corpo e il sangue di Gesù sono il corpo glorioso di Gesù, in una dimensione che a noi sfugge, ma che crediamo perché lui ce l’ha detta. Quindi Gesù può essere presente in tutte le ostie.

Prima di fare la comunione devi fare il bravo sennò ti devi confessare, ma dopo la comunione si cambia? Perché i miei fratelli prima di fare la comunione dicevano le bugie e adesso le dicono ancora…

Fosse così semplice cambiare nel bene immediatamente! Gesù è sempre nell’ostia e nei nostri tabernacoli, e tutti i giorni noi celebriamo la messa, e tu vai a messa tutte le domeniche, no? Perché questa ripetizione continua? Perché non l’ha fatta una sola volta la messa Gesù e invece rimane nei tabernacoli, possiamo celebrare e partecipare anche tutti i giorni? Perché Gesù sa come siamo fatti. Facciamo fatica a lasciarci prendere, a lasciarci trasformare. Quando saremo arresi a lui, lui ci trasfigurerà in una realtà solamente luminosa, senza ombre, quando saremo tra le sue braccia, finché siamo sulla terra un po’ così e un po’ cosà.

Però lui è fedele, dei passetti stai continuando a farli, poi un giorno sarai con me e sarà tutta luce. Le bugie, qualche altro peccato possono accadere, però non dobbiamo spaventarci, Gesù opera in te e in me, anche quando noi non ce ne accorgiamo il bene c’è e cresce.

L’ultima domanda è:  cosa vuol dire essere amici di Gesù?

Essere amici vuol dire guardare gli altri con occhi buoni, vuol dire avere fiducia, vuol dire voler stare insieme, perché si sta bene con gli amici e con le persone che si amano. Possiamo dire che l’amicizia è un pezzo di casa, possiamo dire che i genitori sono la tua casa? Quello certamente, e con gli amici è come trovarsi a casa. Con Gesù è la casa di tutte le case, è la casa più bella e più intima, quindi essere amici di Gesù è come stare con lui come stai volentieri con i tuoi genitori, anche quando i tuoi genitori ti possono chiedere delle cose o proibire delle cose, però ti vogliono bene.  L’amicizia con Gesù è stare con lui, sempre, anche quando è impegnativo, allora è più bello, ok?