Vale la pena parlare di Dante?

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TV2000 ha accettato una sfida più che azzardata per una televisione: proporre Dante e la sua Commedia in prima serata, e senza Roberto Benigni, ma con un rude professore  di lettere bergamasco, Franco Nembrini, autodidatta nello studio del Poeta, ma capace di seguire i critici e i commentatori giusti, da Singleton alla Chiavacci Leonardi. Dunque, una lettura della Commedia in 34 puntate, quattro per la Vita Nova, che non può essere slegata dal resto dell’opera dantesca, dieci per l’Inferno, dieci per il Purgatorio. Le abbiamo mandate in onda in primavera, dite voi se 120.000 persone minimo incollate alla tv tutti i lunedì sono poca cosa. E non su Rai 1.

Nel mezzo del Cammin riprende col Paradiso. Altre dieci puntate, per raccontare quella che unanimemente viene considerata la cantica più difficile, e più noiosa. L’ultimo anno di liceo, con la maturità alle porte, è già tanto se se ne studiano velocemente cinque o sei canti. E invece il Paradiso, è il termine, e quindi il culmine di tutto il cammino di Dante. Del nostro cammino. Perché o riusciamo a capire che Dante è un classico perché parla a ciascuno di noi, perché la sua passione, la sua fede, la sua lingua hanno qualcosa da dire al presente, a me, oppure sì, studiarlo è pesante, inutile, forzato.  un problema della scuola italiana, con insegnanti troppo tiepidi o incapaci comunque di comunicare. Di famiglie dimentiche dei nonni analfabeti, che pure mandavano le terzine della Commedia a memoria. Abbiamo perduto, con la memoria, anche l’impronta di una cultura che ha plasmato l’Europa. E che ci manca, lo vediamo nelle chiusure egoistiche, nello scetticismo che si fa cinico, nell’antipolitica, nel vivere alla giornata, senza più immaginare un futuro per i nostri figli.

Ora, leggere Dante, comunicare Dante vuoi dire questo, al di là dell’ambito strettamente accademico, che pure è fondamentale, se sa però aprirsi, non accontentarsi di parlare a pochi eletti, se sa trasmettere l’urgenza personale dello studio. Cosa dice a me? Cosa indica, a me? Cosa è amabile, cosa è attuale, cos’ha a che fare con la mia vita? Franco Nembrini sa parlare alla gente, ai giovani e meno giovani. Seduto alla sua scrivania, è assai poco televisivo. Non gesticola, non fa sceneggiate, non  urla. Gli scappa anche qualche parola in dialetto. Racconta, spiega, parla di sé. Con la scenografia delle immagini splendide di Gabriele Dell’Otto, un fumettista di primo piano, uno dei disegnatori delle copertine della Marvel, e fa una certa impressione vedere Dante e Virgilio apparire con i colori, lo spessore, le forme dei supereroi… con rispetto, con scrupolosa attenzione a non stravolgere, che lo fanno già in troppi, vedi Dan Brown e compagni.

Dunque, mi son detta, c’è la Società Dante Alighieri: un’istituzione che porta la letteratura e la lingua italiana nel mondo, e il nome Dante non è solo un marchio. Proponiamoci un evento insieme, facciamo rete e spingiamo a far rete i più grandi dantisti in Italia, mescoliamoli a scrittori che hanno Dante tra gli eletti e l’hanno preso a paragone dei loro romanzi, contaminiamo. Facciamo venire ad ascoltare i docenti universitari più prestigiosi i ragazzi dei licei, vediamo se Comunicare Dante è un titolo, e sa contagiare. Il 5 ottobre, alla sede de La Dante di Roma, nella splendida cornice del chiostro di Piazza Firenze, ci saranno Enrico Malato e  Giuseppe Ledda, Luca Serianni e Mirko Tavoni e Marco Sanatagata, Giovanna Frosini e Bianca Garavelli, Paolo Di Paolo, con Andrea Riccardi, presidente de La Dante e Paolo Ruffini, direttore di Tv2000. Modero io. Più che altro ascolto, ne ho una voglia matta. Vi allego il programma, se passate parola…

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