Il principio di verità nella scrittura, come nella vita

Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato, si racconta a Soul con Monica Mondo, su tv2000 Sabato 17 dicembre

Magistrato, politico, scrittore, Gianrico Carofiglio è pugliese, è il padre del commissario Guerrieri, protagonista di best seller portati anche con successo sul piccolo schermo. I suoi best seller sono tradotti in 28 lingue, vendono milioni di copie.  L’ultimo suo titolo è L’estate fredda, pubblicato da Einaudi: caldissima, in realtà, perché è il tempo delle stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui persero la vita Falcone e Borsellino.  Anche se è ambientato a Bari, il magistrato che segue il rapimento del figlio di un boss è piemontese, trapiantato in Puglia: e si chiama Fenoglio, il maresciallo Fenoglio.

Gianrico Carofiglio è ospite di Soul, Sabato 17 dicembre alle 12.20 e 20.45, su Tv2000

carofs-etOra sono scrittore a tempo pieno, fare il magistrato mi è piaciuto molto, la politica è stata una parentesi. Nonostante la mia famiglia fosse piena di scrittori, ho avuto una vocazione tardiva anche se ho sempre desiderato scrivere da quando era bambino: ho cominciato a 8-9 anni e poi mi sono preso una pausa fino ai 40…

La prossima cosa, un libro per ragazzi

Ho intenzione di scrivere un romanzo per ragazzi, senza illustrazioni: mi frulla per la testa questa idea da qualche giorno, vediamo se riuscirò a realizzarla. Ricordo che quando avevo 12-13 anni leggevo di tutto, ma mi piaceva molto leggere storie che fossero state ben scritte pensando a chi aveva la mia età: per esempio, alcuni gialli per ragazzi come quelli con Nancy Drew, i tre investigatori, gli Hardy Boys o quello presentato da Hitchcock. Parliamo di un tipo di scrittura che non ha a che fare con la letteratura, ma con un intrattenimento intelligente, con un linguaggio che insegna.

Da un avvocato ad un commissario, il nuovo libro L’estate fredda

Il commissario Fenoglio era già apparso in un breve romanzo nel 2014, fu un’uscita quasi casuale: mi avevano chiesto di scrivere un racconto lungo (o romanzo breve, che dir si voglia) nell’occasione del bicentenario dell’Arma dei Carabinieri. Mi ero inventato questo personaggio, un  piemontese trapiantato in Puglia, con l’occhio dello straniero in una realtà che molti dicono possa essere conosciuta solo da chi ci è nato. Il nome mi è venuto perché sono un  lettore di Fenoglio, ho rivisto i libri in libreria e ho pensato che fosse un nome perfetto per un maresciallo dei carabinieri, quasi una sorta di ossimoro. Questo piccolo libro è uscito così, quasi inavvertitamente, ma è piaciuto molto e tantissimi lettori si sono affezionati al personaggio.

1992, anno di Capaci, la scelta dell’ambientazione

carof1Cominciavo allora ad occuparmi di cose di Mafia, ero stato a fare il pretore a Prato, in un situazione molto tranquilla. Ero alla procura di Foggia, ma mi occupavo di criminalità organizzata mafiosa ed ero applicato alla DDA. La vicenda raccontata nel romanzo è collocata sullo sfondo della Grande Storia, in particolare delle due stragi di Capaci(dove morirono Falcone, la moglie e la scorta) e di via D’Amelio (dove morì Borsellino con la sua scorta). Il romanzo è nutrito di fatti realmente accaduti in indagini di cui mi sono occupato, nella storia del contrasto alla criminalità organizzata in Puglia, “cucite” in un telaio ovviamente romanzesco.

Nel 2008, la  candidatura al Senato

C’è un po’ di mitologia sui magistrati in politica: nel parlamento in cui ero io la percentuale di magistrati rispetto al totale era appena l’1%. Ovviamente qualcuno era più visibile e si è verificato quello che in psicologia si chiama “effetto di disponibilità”. Il numero di magistrati, però, è molto inferiore di quello che si pensa… se pensiamo agli avvocati che sono la categoria più rappresentata. Ero curioso e mi sono chiesto se potessi fare qualcosa di utile in modo diverso, avevo occupato gran parte della vita interpretando le leggi, volevo vedere come scriverle.

Gli interrogatori

carofset2Il modo migliore per ottenere informazioni attendibili da un testimone o quando possibile una confessione da un indagato è quello di mettersi dal suo punto di vista. Non significa giustificare quello che ha fatto, ma avere la capacità di vedere il mondo da un’altra prospettiva perché stabilisca sulla base del rispetto una vera comunicazione. La capacità di immedesimarsi e di parlare con le persone implica necessariamente considerarle ‘persone’.  Il professionista competente e consapevole non perde di vista qual è il suo ruolo e il modo di valutare le cose di cui si occupa, non con un giudizio – perché una cosa sana per un bravo investigatore è non essere moralmente giudicante – ma al tempo stesso anche senza atteggiamenti giustificatori. Ottenere una confessione non è una cosa facile, richiede che uno sappia parlare la lingua dell’interlocutore, sappia trovare il suo punto di vista, che può significare anche una parziale attenuazione delle responsabilità.

L’abbandono della magistratura

Sono andato via dopo i 5 anni in Senato, quando sarei dovuto e avrei potuto rientrare in magistratura, perché mi sono reso conto che la mia vita era cambiata: la scrittura aveva acquisito un ruolo centrale e tornando a fare il magistrato lo avrei fatto come secondo lavoro… Quando facevo il magistrato, avevo una gerarchia molto chiara: prima fai il lavoro per cui ti pagano i cittadini e poi il resto del tempo scrivi. Invertire le due cose mi sembrava eticamente non corretto.

A 39 anni la svolta della scrittura

Mi sono anticipato la “crisi” dei quarant’anni! Come capita in talune stagioni della vita, avevo l’impressione di fare i conti  con a mia storia e  quei conti non mi piacevano, provavo un senso di sconforto piuttosto intenso. Ero molto avvilito al pensare che non avrei mai fato lo scrittore, c’ho provato ed è andata bene.

Eroi, i poliziotti buoni

carofset3Ci sono libri  in cui i protagonisti sono molto meno buoni o decisamente cattivi. Cerco di raccontare le storie che ho da raccontare: alcune hanno a che fare col lato oscuro, altri invece sono collocati in una zona un po’ meno buia. Anche il racconto dei cosiddetti “buoni” implica un dovere di verità, nessuno è mai  totalmente buono: bene e male si mescolano e si contaminano. In questo ed altri romanzi i personaggi, che pure in qualche modo sono collocati sul versante a cui mi sento di appartenere, sono buoni “cattivi” o cattivi “buoni”. L’affidabilità di un uomo dello stato non dipende dal fatto di avere o meno la divisa. In  alcune  narrazioni, non nascondo il mio disagio nel vedere personaggi fortemente negativi diventare idoli dei ragazzini. Non penso di imporre un limite a chi scrive: ognuno scrive quello che crede, ma io ho il diritto di esprimere questo disagio. Sono libero di dire che se voglio scrivere una storia la scrivo secondo il principio di verità, che dice che il mondo non è dominato né dal bene né dal male, ma da un alternanza di queste due entità. Parlare del mondo come un luogo in cui il male regna sovrano, significa banalizzare.

La responsabilità dello scrivere

La scrittura deve rispondere alle sue proprie regole. La regola principale è quella di dire la verità, che significa certamente non raccontare sempre fatti realmente accaduti, ma raccontare in modo onesto. Significa avere delle responsabilità nei confronti di chi legge, ma anche verso sé stessi come autore Ovviamente questo è negato dalla ripetizione della stessa storia per ragioni commerciali.

La periferia nei libri

La periferia nei miei libri è importante, in quest’ultimo libro fa una irruzione drammatica. Il concetto lo trovo metaforicamente affascinante, è un luogo mentale e fisico in cui si mischiano i confini, in cui non è ben chiaro da che parte si stia, dentro o fuori. È l’idea dello spingersi al di fuori della zona di conforto, che è il centro di qualsiasi cosa, e andare dove le cose sono meno chiare ma anche più interessanti.

Il furto letterario

carof2Non si scrive se non rubando. Picasso lo diceva per l’Arte. I veri artisti rubano. La differenza fondamentale è tra “furto” e “plagio”. Quest’ultimo è una cosa illecita: copiare quello che ha fatto un altro attribuendoselo. Invece il furto è prendere qualcosa fatto da altri rendendo molto chiaro che è di qualcun altro e lo sto mettendo nel mio territorio. Il “furto letterario” è una cosa morale e il plagio è una cosa immorale oltre che illegale.

L’inclinazione alla violenza non solo tra gli “sfigati”

Ho fatto Karate, fino ad arrivare al quinto Dan, perché ero un ragazzo frustrato e timido, prendevo le botte per strada.  Avevo accettato troppe sfide, come spesso accade con una visione distorta e fanciullesca del coraggio. L’inclinazione alla violenza significa l’inclinazione alla prevaricazione: può nascere dalle frustrazioni non elaborate, dalle periferie delle intelligenze. Ho visto alcuni ragazzi violenti, alcuni erano soltanto violenti e non va giustificato tutto; erano un po’ cattivi. C’è la responsabilità individuale e non è solo la società malvagia a condizionare il male. Alcuni erano violenti o inutilmente aggressivi per compensare delle frustrazioni. Studiare certe discipline può cambiare non necessariamente le cose in meglio, ma ho imparato col tempo che “fare a botte” non è una buona idea,  quasi sempre è un segno di insicurezza. Chi si sente molto sicuro di sé non ha bisogno di accettare le sfide.  Quando ho cominciato a non accettarle, forse ho cominciato a trovare un equilibrio.

Le parole per scoprire la verità

Le parole in questo libro sono molto importanti, anche perché sono l’oggetto di conversazioni di alcuni personaggi, l’uso e il maneggio attento di alcune parole porta alla soluzione di un caso complicato. In questo libro c’è anche un esperimento letterario che io non avevo mai fatto prima: la parte centrale è costituita da verbali di interrogatori di un pentito, fatti con la lingua propria  dell’interrogatorio, una lingua apparentemente anti-letterale. La lingua della burocrazia, degli uffici giudiziari del diritto è relativamente facile anche se lontana da noi. Si impara facilmente: entri e scopri che, con al massimo 20 espressioni di pseudo-italiano che rendono burocratica la scrittura, diventi padrone di una lingua. carofset4L’esperimento  in questo libro è usare la lingua dei verbali per raccontare la verità dei fatti oggetto di quelle indagini con un doppio salto mortale: scrivo questa lingua che è astratta e che in teoria dovrebbe respingere però chi legge si rende conto di leggere la verità; la mescolanza tra l’astrattezza della lingua e la verità dei fatti produce un effetto di verità fortissimo e violento.

Le fughe di notizie dai verbali

Penso che sia possibile molto spesso controllare le fughe di notizie. A volte è capitato per carte di miei procedimenti. Penso che sarebbe bello che alcuni uomini e donne di stato avessero maggiore consapevolezza sui doveri di riservatezza.

La Giustizia italiana da riformare

La Giustizia italiana andrebbe riformata su cose che da fuori non si considerano per niente, ma che si potrebbero fare rapidamente e a costo zero. Spese, burocrazia, norme assurde. Ci sono riforme che potrebbero essere fatte domani, con un tratto di penna. C’è un problema di volontà politica: non si fanno perché il sistema della giustizia purtroppo è campo di scorreria di corporazioni, quella dei magistrati, quella degli avvocati e anche dei funzionari e di chi lavora nelle cancellerie: è un mondo conservatore. Tuttavia  non me ne sono andando via dicendo “Ah! Che schifo, me ne vado, non mi meritate!”. Anzi,  dicendo che nonostante tutto questo è un lavoro bellissimo che va fatto con molta dignità e come prima cosa nella vita di una persona. Se uno, come me, non è in grado di farlo così è bene che se ne vada: non è un’opinione diffusa.

Carofiglio è più Guerrieri o Fenoglio?

carof3Per un certo stile di comportamento nel rapporto con le persone, nella vita non professionale, sono più simile a Guerrieri. Mi piace pensare di essere stato un investigatore come Fenoglio, cioè munito del senso del limite, del rispetto delle persone e di capacità di ammettere i propri errori. Il pubblico ministero è un lavoro interessante, se fatto nel modo giusto, tra quelli che si possono fare in magistratura: l’investigatore, l’avvocato e il giudice. Anche fare l’avvocato è interessante perché si possono difendere i colpevoli in maniera pulita. Non l’ho mai fatto perché ci si pone una questione etica e davanti a certi clienti avrei detto di no. Non giudico chi accetta di farlo: difendere gli innocenti, da un punto di vista morale, è facile anche se impegnativo. La difesa dei colpevoli mette alla prova l’integrità morale di un avvocato. Ogni difesa deve essere fatta nel rispetto delle regole deontologiche della professione. Ci sono clienti che chiedono cose al di fuori di queste. Ricordo, in un maxi-processo, un avvocato nella media che difendeva un mafioso di un certo calibro. Si trattava di un contesto con un processo con 120 imputati e l’aula piena con situazioni di tensione, il cliente era un pluriomicida pericoloso. Ad un certo punto, durante un’udienza, questo avvocato si alza e rinuncia alla difesa del soggetto perché il cliente pretendeva di insegnare all’avvocato come comportarsi al processo ed essendo un professionista non poteva accettarlo. Fui molto colpito, perché viveva in un paesino e dire queste cose comportava molto coraggio.

Abituarsi ai morti, a rischio del cinismo

carofs-etFacendo certo mestieri è vero, si rischia il cinismo, sono forme di auto-difesa. Ho sempre cercato di evitare quel tipo di cinismo che porta alla mancanza di rispetto e di dignità. È difficile giudicare, perché se sei costretto a raccogliere ogni giorno cadaveri ridotti male, e accade in contesti di guerre di mafia, devi trovare un modo per mantenere il tuo equilibrio: a volte è il cinismo, altre il terribile umorismo nero che si sente a volte sulle scene del crimine . Non ti abitui mai però ai bambini morti di morte violenta, e questo vale anche per  i più duri e coriacei, abituati allo schifo che può mostrare l’umanità nelle sue condizioni peggiori

Speranza è dovere non solo uno strumento

Come il commissario Fenoglio ho fiducia nello Stato e sono pieno di speranza di poter fare qualcosa di buono: la speranza come dovere etico, oltre che uno strumento per affrontare le situazioni. Non abbiamo il diritto di non avere speranza.

Gianrico Carofiglio è ospite di Soul, Sabato 17 dicembre alle 12.20 e 20.45, su Tv2000(canale 28 digitalte terrestre)

A Cura di Giuliano Cattabriga

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