Ortaggi e scienza a Oristano

22 febbraio 2019

L’undicesima puntata ci porta in Sardegna a conoscere Alessandro Scintu, che dopo aver compito studi a Bologna, prima in informatica e poi in agraria, ha scelto di tornare a Oristano per portare avanti l’azienda di famiglia e coltivare ortaggi e frutti di stagione, secondo principi che sposano all’agricoltura la chimica, la climatologia, l’entomologia e la scienza.

Nel suo lavoro ha introdotto innovazioni a livello agronomico e della difesa delle piante dagli insetti più pericolosi. Ma soprattutto, sta dedicando parte dei suoi 8 ettari alla sperimentazione di antiche varietà locali di pomodoro, avendo preso parte ad un progetto di ricerca per la conservazione e valorizzazione della biodiversità vegetale condotto dall’Università di Sassari, un’iniziativa per salvare un patrimonio e ridare vigore all’economia agricola dell’isola.

 

La storia di Alessandro ci porta in una tra le più importanti pianure d’Italia, il Campidano e in particolare in quello di Oristano, la più vasta pianura della Sardegna, situata nella porzione sud-occidentale dell’Isola, che attraversa la provincia di Cagliari, la provincia di Carbonia-Iglesias, la provincia del Medio Campidano e la provincia di Oristano. Terra fertilissima fin dai tempi dei Fenici e dei Romani, era coltivata in modo intensivo a grano e vitigni. Poi con l’arrivo dei colonizzatori via mare, arrivò la zanzara di tipo anofele che diffuse nella piana la malaria, malattia che resterà una piaga per ben due millenni e limiterà fortemente la vita degli abitanti, oltre a impedire un’immigrazione da altri territori i cui abitanti erano privi di anticorpi. Le bonifiche avviate nel Novecento hanno riportato il Campidano a una piena salubrità e abitabilità, ed oggi i suoi stagni sono centri di conservazione di biodiversità. Nella porzione settentrionale, attorno alla città di Oristano, vi sono anche importanti risaie.

 

L’interesse rivolto verso il pomodoro è legato al fatto che è una delle specie orticole più importanti della Sardegna. Con oltre 60 specie censite dall’Università di Sassari, il pomodoro contribuisce per circa il 29% alla produzione lorda vendibile orticola dell’isola. La sua diffusione risale agli anni 1760-1765. Oggi, dati ISTAT alla mano, si registra un incremento della superficie coltivata in serra, passata da circa 180 ettari del 1980 ai 566 del 2011, a fronte di un calo di quella in pieno campo. Oltre a rappresentare un patrimonio di agro-biodiversità, il pomodoro è una significativa risorsa come fonte di geni utili per il miglioramento genetico. 

 

La puntata ha sempre un focus sul territorio curato da un referente di Confagricoltura, l’organizzazione di rappresentanza e tutela dell’impresa agricola italiana che collabora al progetto, e si conclude con una ricetta regionale preparata dagli studenti e docenti dell’Istituto Alberghiero Malatesta di Rimini e alcuni consigli di sana e corretta alimentazione curati da Francesca Cerami, esperta in nutraceutica, dell’Istituto per la Promozione e la Valorizzazione della Dieta del Mediterraneo che ha sede a Palermo