Il teatro senza barriere e senza limiti

Il teatro senza barriere e senza limiti fatto da chi non vede e da chi non parla è al centro della prima puntata del 2020 di Retroscena – I segreti del teatro Questa settimana il programma di Michele Sciancalepore celebra l’arte del palcoscenico con uno spettacolo in cui è protagonista un artista ipovedente, Gianluca Berardi, e i Familie Flöz, la mitica compagnia internazionale che con le loro affascinanti maschere mute coniuga i linguaggi della danza, della magia e della clownerie. La puntata si apre con I figli della frettolosa, testo che affronta il tema della cecità non solo inteso come limite fisico ma soprattutto in senso metaforico, come condizione esistenziale di chi smette di vedere ciò che lo circonda e si fa indifferente alla diversità e al bisogno del prossimo. Scritto dalla Compagnia Berardi Casolari (formata dall’attore ipovedente Gianluca Berardi e dell’attrice e regista Gabriella Casolari) mette in scena accanto al protagonista un coro di persone non vedenti e ipovedenti che, a partire da spunti autobiografici, porta in scena un affresco del contemporaneo attraverso il quale raccontarsi. “I figli della (gatta) frettolosa siamo noi – dice Gianluca Berardi a Retroscena – un popolo cieco, smarrito, che vive perso nel suo piccolo mondo interiore. La soluzione per un’inversione di tendenza? Fare una piccola rivoluzione tutti i giorni riscoprendo i valori della vera comunicazione”. Nella seconda parte di Retroscena è il linguaggio universale dei gesti e delle maschere a rendere omaggio all’arte del palcoscenico con Teatro Delusio della compagnia internazionale di teatro di figura Familie Flöz. Giunto al suo quindicesimo anno di vita, lo spettacolo ha l’intento di creare visioni e situazioni sul mondo del teatro e sul “dietro le quinte” che diventa così protagonista principale. Quattro funambolici attori danno vita a ventinove personaggi muti che arrivano al cuore di tutti con una umanità sorprendente sfruttando i movimenti del corpo e l’apparente fissità delle maschere. “Le maschere sono veicolo di emozioni e sentimenti universali, la loro fissità nei nostri spettacoli subisce un’incredibile metamorfosi e il pubblico si convince di vederle ridere e piangere!” dice a Retroscena Gianni Bettucci direttore di produzione di Familie Flöz che sottolinea come l’assenza di parola permetta a ogni spettatore di costruire ogni sera la propria storia, il proprio Teatro Delusio.