Puntata del 7 aprile 2015

Eccessivo, spiazzante, illuminante, una vera forza della natura! Un personaggio senza convenzioni: Filippo Timi ospite di Michele Sciancalepore e protagonista della diciottesima puntata di “Retroscena – I segreti del teatro”.

Timi ha stupito, emozionato e colpito con la sua strabordante rivisitazione del “Don Giovanni”. Sul palco, oltre a sedurre il genere femminile, ha provocato e sedotto il pubblico con l’energia di un Don Giovanni condannato a conquistare. Attraverso un’intervista esclusiva e senza convenzioni emerge tutta la poetica dell’artista perugino che col suo personaggio e con questo allestimento ha voluto, in modo affascinante, travolgente e spesso esilarante denunciare il pensiero deformato e alienante di una vita sfrenata che non guarda allo spirito e al futuro. Attraverso il montaggio dello spettacolo vertiginoso e vorticoso, inoltre, si svelano tutte le trovate geniali e la ricchezza di idee di una regia attenta a ogni aspetto della messinscena: dai costumi pomposi e scioccanti, alle musiche che spaziano dalla lirica al pop, dal repertorio disneyano ai manga televisivi, dalle proiezioni video stranianti alle improvvisazioni eclettiche. Tutto molto bizzarro per dimostrare che la nostra realtà non è poi meno grottesca del folle universo del dannato e condannato Don Giovanni.

La troupe di Retroscena si sposta a Milano, all’Atelier “Teatro in Polvere”. “Polvere” questa volta di farina perché durante lo spettacolo “Teatro-Cucina, intrattenimento conviviale in 5 portare e 2 atti” l’arte si mangia! Si accendono le luci su un mondo fatto di sapori, profumi e ricordi: così il teatro diviene convivio e gli spettatori divengono commensali di un insolito spettacolo nel quale non si conoscono le portate che verranno servite fino al momento in cui non saranno evocate e create in scena dagli attori. Il rito del cibo e del vino – cuore dello spettacolo di Elisabetta Faleni e Valentino Infuso – affonda le radici nella cultura popolare partenopea: i piatti serviti in scena sono legati alle tradizioni ma anche alla drammaturgia, lo stile narrativo infatti cambia in base alle pietanze preparate e servite. Uno spettacolo dove si avvicendano riso e lacrime, ironia pungente e l’amore nella sua accettazione più pura ci ricorda che cibo e cucina sono due forme di crescita culturale ma anche di nutrimento fisico e spirituale.