La solitudine dietro le famiglie dei malati psichiatrici

A Siamo Noi storie e testimonianze di pazienti e familiari che convivono con il dramma dei problemi di salute mentale. In studio, Don Armando Zappolini Presidente nazionale C.N.C.A. Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Anna Maria De Angelis Presidente A.RE.SA.M Onlus: Associazione Regionale per la Salute Mentale del Lazio, Piero Cipriano Psichiatra San Filippo Neri, Roma.

2 commenti su “La solitudine dietro le famiglie dei malati psichiatrici

  1. L’Ass.ne Insieme per la Disabilità monitora il territorio della Regione Calabria attraverso il suo sportello informativo Social Point Psichiatry in questo periodo abbiamo in carico il disagio che sta vivendo Angelo un ragazzo schizofrenico . Il concedere da parte dell’ ASP Provinciale rinvii all’accreditamento delle strutture residenziali poste in essere sul territorio reggino porta a una maggiore sofferenza agli ospiti per il loro bisogno quotidiano. Si prospetta in questa logica la sofferenza che sta vivendo Angelo collegato attualmente nel reparto S.P.D.C presso l’ospedale Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria luogo angusto limitato poco ospitale per una cardiopatia gravissima di cui soffre disegnando oltretutto uno stravizio di permanenza al sunnominato reparto(ospite da circa quattro mesi).Angelo potrebbe ritornare alla propria struttura residenziale se questa avesse in dotazione un defibrillatore. Il Dipartimento della Salute Mentale è silente o ogni nostra comunicazione, pur sapendo del caso di Angelo, ha lasciato che la condizione della vivibilità rimanesse tali alla descrizione non ottemperando altresì a quelle normative di legge preposte in tal senso.Possiamo affermare che Angelo è detenuto nel reparto S.P.D.C contro la sua volontà e quella dei suoi familiari perchè non presenta quelle necessità che il reparto esprime, oltretutto occupa un posto letto necessario per altri interventi espressi sul territorio che potrebbero essere dirottati con maggior spesa per le casse sanitarie.

  2. Lettera Il caso di Angelo rinchiuso in un silenzio assordante dalla Sanità calabrese.

    Il congruo gruppo di familiari che ha creato l’Associazione di Volontariato Insieme per la Disabilità basandosi su principi dell’inclusione sociale incidendo sui diritti umani riconosciuti dalle normative vigenti dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione ONU, monitora il territorio attraverso lo sportello Social Point Psychiatry ascoltando, accogliendo e accompagnando richieste specifiche dei nostri soci e no. Tramite il citato coopera con una rete interna denominata Sistema ACU cui fanno parte associazioni e cooperative operanti nella provincia reggina; con una rete nazionale definita UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) cui fanno parte settanta associazioni di varie regioni. Esercitando in questa forma abbiamo una visione globale di quanto espresso sul territorio nello specifico sulla domanda e l’offerta che persiste sulla Salute Mentale sia a livello Regionale, Nazionale, Europeo sia a livelli Internazionale.
    Attraverso il Social Point Psychiatry abbiamo preso in carico il disagio che sta vivendo Angelo un ragazzo schizofrenico della città di Reggio Calabria.
    In questo periodo le strutture socio residenziali non esprimono i requisiti dalle normative di legge e il concedere da parte dell’ASP Provinciale posticipazioni a loro accreditamento porta a una sofferenza maggiore agli ospiti per il loro bisogno quotidiano.
    Si prospetta in questa logica la sofferenza che sta vivendo Angelo adesso collegato nel reparto SPDC presso l’ospedale Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria luogo angusto, limitato, poco ospitale per una cardiopatia gravissima di cui lui soffre dietro a dubbie terapie farmacologica a pioggia, disegnando in tal senso anche uno stravizio di permanenza al sunnominato reparto (ospite da circa quattro mesi.)
    Angelo potrebbe ritornare alla propria struttura residenziale se questa avesse in dotazione un defibrillatore.
    Il Dipartimento della Salute Mentale è silente a ogni nostra comunicazione. Essendo a conoscenza del caso lascia che la condizione della sua vivibilità rimane tali alla descrizione non si attemperanno altresì a quelle normative di legge proposte in tal caso.
    Possiamo affermare che Angelo è detenuto nel reparto SPDC contro la sua volontà e quella dei suoi familiari poiché non presenta quelle necessità che il reparto esprime, oltretutto occupa un posto letto necessario per altri interventi espressi sul territorio che potrebbero essere dirottati con maggior spesa per le casse sanitarie

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